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Dopo 15 giorni passati a zonzo tra 3 capitali europee (e a quello che ci sta in mezzo!), eccomi qui a tracciare il resoconto delle cose  in cui sono incappata e che mi hanno colpita di più: pillole e immagini scattate dalla sottoscritta, che spero riescano a darvi un’idea di quello che ho avuto la fortuna di visitare :)

PRIMA TAPPA: MADRID 

Ero già stata in Spagna, ma mai nella sua capitale.
La prima cosa che ho notato è che Madrid non dorme mai. Anche alle 4 o alle 5 del mattino, vicino a Puerta del Sol, Piazza di Spagna o nelle stradine che portano alla Gran Via, c’è un continuo via vai di gente, come se fosse l’ora dell’aperitivo.
Nonostante nel cuore della notte gli operatori ecologici irrorino le strade d’acqua per pulirle, nessuno sembra intenzionato a rinunciare al proprio vagabondare. E pace se i sandali si bagnano o se il passaggio per un locale è ostruito da uno dei camion della nettezza urbana. Si trova sempre una via alternativa.
Lo sciame di PR e “buttadentro” cercano di convincerti a seguirli sventolando omaggi e riduzioni, mentre le prostitute, in zelante attesa sotto gli alberi o in qualunque angolo baciato dall’ombra, risultano molto più discrete (la maggior parte delle volte).

Foto di Giorgia Penzo.

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Per me Madrid è la discoteca Joy Eslava, aperta tutte le notti e ricavata da un ex teatro. Scenografie personalizzate per ogni serata, musica che varia in base all’occasione e buttafuori che sembrano usciti da un film d’azione americano.
Madrid è la sangria consumata a ogni ora (la migliore l’ho bevuta a La Cueva de 1900), il pranzo alle quattro del pomeriggio, e la colazione con i churros e la cioccolata calda (rigorosamente al San Ginés).

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Madrid è la cucina fusion che non ti aspetti, soprattutto se il posto in questione ha un’insegna color carta da zucchero e si chiama La Camarilla.
Se avete giocato almeno una volta al gioco di ruolo Vampire: The Masquerade non potrete rimanere indifferenti al nome del locale. In caso contrario incapperete comunque in un ottimo ristorante. :)

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Madrid è l’arte del Prado, del Palazzo Reale e delle cattedrali, ma più di tutti è un quadro. È il Ritratto di Millicent, Duchessa del Sutherland.
Un pezzo del mio cuore è ancora davanti all’enorme cornice 254 x 146 cm esposta al museo Thyssen, e credo che rimarrà lì per sempre.

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John Singer Sargent – Portrait of Millicent, Duchess of Sutherland (Dettaglio), 1904. Museo Thyssen-Bornemisza

Madrid è anche la stazione Antocha. È un treno per Saragozza e un biglietto di andata e ritorno per una giornata in Aragona. Arrivati alla grigia stazione di Delicias si esce, si prende un taxi e tutto d’un tratto ci si accorge di avere poggiato il piede in un mondo arabeggiante.

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Veduta di Saragozza dal Puente de Piedra

Palazzo dell'Aljaferia

Palazzo dell’Aljaferia

Infine Madrid è il verso di una poesia scritto sull’asfalto bruciato dal sole, calpestato e poi letto di sfuggita il giorno prima di tornare a casa.

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SECONDA TAPPA: TRIESTE 

Il tempo di riorganizzare le valigie dopo 8 giorni in España, caricare la macchina e via, da Ovest a Est.
Trieste è stata una toccata e fuga. Mi ha accolto con l’immancabile brezza di mare e un’afa che nemmeno a Madrid avevo patito. Ma possiede la piazza più bella che abbia mai visto, affacciata sul molo. Di notte si fa fatica ad abbandonarla.

Piazza Unità d'Italia

Piazza Unità d’Italia

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Veduta dal molo

TERZA TAPPA: POSTUMIA 

Le famosissime grotte, con i protei, le stalagmiti e le stalattiti. Ma più di ogni cosa il Castello di Predjama, incastonato al riparo di una grotta carsica su una parete di roccia alta 123 metri. Unico.

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Castel Lueghi. Inizio della costruzione: XIII secolo.

QUARTA TAPPA: ZAGABRIA 

Della Croazia conoscevo la costa, ma non l’entroterra. La capitale, a un passo dal confine con la Slovenia, mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.
Bella ma timida, quasi restia ad abituarsi ai visitatori stranieri. Non tutti parlano l’inglese di base, ed escludendo i locali per turisti è stata una faticaccia trovare un menu scritto in un idioma comprensibile. Gran parte degli esercizi commerciali poi non accetta Bancomat o carte di credito come pagamento. Idem per i musei cittadini: nessuno è dotato di POS e gli Euro vengono presi raramente (e solo sottobanco).
Ciò nonostante, questa città nasconde scorci e dettagli introvabili altrove.

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Ex voto. Cattedrale dell’Assunzione.

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QUINTA TAPPA: LUBIANA

Ultima fermata prima di ripiegare verso casa, con la promessa di tornarci con più calma, perché un pomeriggio non è sufficiente per visitare questa città affascinante. La capitale della Slovenia è un gioiello di barocco e Art Nouveau protetto dai draghi. Profuma di cibo delizioso e le sue viuzze somigliano a quelle di una piccola Vienna.
La mia Lubiana è stato un sussurro romantico: il sole appannato dalle nuvole, la musica di un artista di strada che canta Imagine di John Lennon, il naso all’insù per scorgere il castello nascosto dietro le fronde degli alberi, e una passeggiata lungo il fiume Ljubljanica durata troppo, troppo poco.

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Ponte dei Draghi. Dettaglio.

Ponte dei Draghi

Ponte dei Draghi e il Ljubljanica.

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La torre del Castello di Lubiana.

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