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Una coppia di mie amiche una volta mi ha detto: “Tu non avrai mai certi problemi. Sei eterosessuale. Quello che tu dai per scontato, per noi è un sogno“.
Con questa lettera – di fantasia, ma che potrebbe essere il manifesto di milioni di donne nel mondo – ho tentato di mettermi nei loro panni con il massimo rispetto e altrettanta solidarietà.
Questa lettera è per tutti coloro stanchi di categorizzare l’amore. Questa lettera è per le mie amiche e la loro bellissima bambina.


Sono una ragazza qualsiasi, di un’età indefinita, di un paese a caso su questo pianeta. Per alcuni sono Sofia, ma il mio nome conta poco. Potrei chiamarmi Josephine, Margaret, Anja, Brigitte, Eldora, Synne, Tomoko, Mudiwa, Shanti. La mia pelle potrebbe essere di un colore qualunque, così come la mia religione.

Ciò non toglie che sia nata sotto una cattiva stella. L’amore mi ha riso in faccia dopo avermi colpito forte. Ha scosso la testa e allargato le braccia, e ho intravisto le sue labbra allargarsi in una smorfia pestifera. “Decide il tuo cuore per chi battere, non la tua testa”, ha sussurrato.

Ho provato a ribellarmi ma non è servito a niente, se non – forse – a rendermi più consapevole. Sono stata in silenzio per molto tempo. Ho tentato di distrarmi, di comportarmi come la maggior parte delle femmine della mia comunità, di uniformarmi alla massa, di pensarla come i miei genitori. Ho creduto che questo potesse guarirmi, dal momento che c’era chi sosteneva che la mia fosse una malattia.
Ho scelto di non parlarne poi, alla fine, ho gridato.

Beati coloro che amano secondo le regole.
Beati quelli che camminano sui binari, perché i sassi intorno alle rotaie sono taglienti.
Beati coloro che trovano la propria anima affine in un corpo del sesso opposto al proprio.

Dicono che ho avuto la sfortuna d’innamorarmi di una donna. Io dico che ho avuto la fortuna di essere ricambiata. Certe persone sostengono che questo sentimento è sbagliato e che lei non può essere la mia famiglia. Mi urlano in faccia che non ho diritti, né dignità. I peggiori bisbigliano. Si trincerano dietro un libro, schiacciandomi con un: “non è normale”.

Hanno ragione. Non è normale amare un altro essere umano così tanto quanto io amo lei.

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