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Titolo: La ragazza con l’orecchino di perla (Girl With a Pearl Earring)
Autore: Tracy Chevalier
Pagine: 240
Genere: romanzo storico
Editore: Neri Pozza
Dove trovarlo: Amazon
Versione cinematograficaLa ragazza con l’orecchino di perla
Il mio giudizio: delicato come una pennellata, intenso come il blu oltremare. L’arte e la narrazione si mescolano come olio e pigmenti, rivelando mille sfumature: i quadri di Vermeer prendono vita, si rivelano, diventano i personaggi di contorno alla protagonista.
Visto le poche informazioni che abbiamo sulla vita del pittore, questa è una bellissima leggenda a cui è un piacere credere.
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La storia della nascita del quadro più famoso di Vermeer ci viene raccontata dalla sua modella.
Siamo nel 1664. Griet è una giovane donna, figlia di un decoratore di piastrelle protestante di Delft. Obbligata dalle circostanze economiche precarie della famiglia, si vede costretta a lasciarla per andare a servizio presso un’altra più agiata: quella cattolica del pittore Jan Vermeer.

Griet china la testa e accetta il suo destino. Lavora duramente, sostituisce la fantesca Tanneke nelle mansioni più faticose, cerca di mantenere salda la sua fede, resiste ai dispetti di una delle figlie del pittore, sopporta le angherie di sua moglie e si ammanta di un timore reverenziale verso il suo padrone, il quale l’ha incaricata di pulire l’atelier in cui dipinge.

Così la sua esistenza si divide in due: fuori dalla casa c’è la vita vera, la sua famiglia e il figlio del macellaio che le fa la corte. Dentro, invece, nell’atelier, c’è un mondo ovattato fatto di silenzi e pose; è il luogo più gelido dell’abitazione ma nonostante questo Griet ne ricava sempre un gran calore, soprattutto quando c’è il suo padrone con lei. Non sa perchè. Sa solo che lì si sente libera.

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Si tiene tutto dentro, Griet, dalle grida ai sospiri. I suoi gesti sono cadenzati e misurati tanto più è grande la passione che la muove. Dietro le gote pallide del viso sempre chino sulle faccende domestiche brucia un fuoco, scarlatto come i capelli che tiene segregati sotto la cuffia e che non mostra mai a nessuno.

I capelli li avevo lunghi e ribelli. Quando erano scoperti sembravano i capelli di una Griet diversa: una Griet abituata a sostare in un vicolo, sola con un uomo, una Griet non così tranquilla, silenziosa e pura. Una Griet non diversa dalle donne che usavano stare con la testa scoperta. Per questo tenevo i capelli ben nascosti, perchè non emergesse alcuna traccia di quella Griet.

Ma Griet non è soltanto una domestica. Ha un’anima artistica, va oltre le apparenze, sa cogliere il significato dei dettagli. Vermeer se ne accorge.
Si nutre del talento della ragazza tanto da volerla come aiutante nel suo atelier, tanto da affidarle la macinatura dei colori, tanto da interessarsi al suo parere così come il più facoltoso dei mecenati di Vermeer – Van Ruijven – si interessa alla sua bellezza carnale e gli ordina un suo ritratto, a tutti i costi.

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Griet e Vermeer si trovano costretti ad accontentarlo, in segreto. Passano ore a guardarsi negli occhi senza dirsi niente, rivelando tutto. Superano insieme la linea che non avrebbero dovuto nemmeno calpestare, e così facendo consegnano alla storia un quadro perfetto e iconico.
Ma certe scelte si trascinano dietro conseguenze inevitabili. E il destino di Griet, ancora una volta, viene messo in gioco.

Raggiunsi il centro della piazza e mi fermai là dove quel cerchio di mattonelle disegnava la stella a otto punte. Ogni punto indicava una direzione che avrei potuto prendere. […] Quando feci la mia scelta, quella che sapevo di dover fare, misi i piedi attentamente lungo il raggio di quella punta e seguii la via che mi indicava, camminando a passi decisi.

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