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No, no, aspettate un secondo: oggi non voglio parlarvi del famoso libro di J. K. Rowling – l’autrice del maghetto Harry Potter – e del suo adattamento cinematografico, ma delle creature che abitano la mente di Ellen Jewett, che prendono forma sotto le sue dita e che sembrano uscite da una foresta fatata.
Partiamo per un mondo incantato, vi va? :)

1471090_625834864143347_71559055_n Alberi e animali sono sempre stati la superficie su cui gli esseri umani hanno inciso le fondamenta della propria cultura, sostentamento e l’identità. Le sculture di Ellen si rifanno alla passione dell’artista per il regno animale e vegetale anche se strizzano l’occhio ai sogni e all’immaginazione più magica. Alcune – addirittura – sembrano le personificazioni delle stagioni: palchi di ghiaccio, corna floreali, code di boccioli.

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10171727_689470087779824_6917480363638184003_nOgni forma tridimensionale è costruita a mano sovrapponendo diversi strati di materiale gli uni sugli altri in modo da formare un accumulo di minuscoli componenti.
Molti di questi componenti sono rappresentazioni microcosmiche di piante, animali e oggetti, talvolta fusi insieme. Alcuni sono semplicemente belli, altri grotteschi. La singolarità di ogni scultura è la somma totale delle sue piccole strutture narrative.

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Ellen gioca con la forza di gravità – come se la fauna che ricrea non avesse peso – con le proporzioni, con le rifiniture.
Sui manti delle volpi che paiono nate da un fiocco di neve – ma anche sopra quelli di rinoceronti, tartarughe e lupi – abbondano i colpi di pennello e le impronte digitali dell’artista stessa.
Ogni dettaglio modellato con precisione certosina in realtà è ottenuto da piccoli istanti di caos. All’interno di questo serraglio etereo vengono esplorati temi come la bellezza naturale, la curiosità, il colonialismo, l’addomesticamento, la morte, la crescita, la visibilità e l’essere selvatico.

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L’artista non utilizza argilla, vernici, smalti e altri additivi che possono essere tossici. La scelta etica di Ellen inevitabilmente esclude la maggior parte di ciò che è comunemente disponibile in commercio; per ovviare al problema si è vista costretta a sperimentare ed esplorare fino a trovare il giusto connubio tra invenzione e materiale naturale.
Tutto ciò le ha permesso di realizzare opere meravigliose che non solo parlano della natura ma che ne fanno addirittura parte, talmente curate da farci riflettere sul fatto che – forse – in un altra realtà, questi animali leggendari esistono davvero.

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