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Uno dei film più intensi mai girati che parla d’arte e dei mille sentimenti che ruotano attorno a essa è La migliore offerta di Giuseppe Tornatore. Una pellicola che incarna in toto la massima di Oscar Wilde – più profonda di quanto sembri – per cui tutta l’arte è completamente inutile.

L’arte è bella da vedere e (purtroppo) anche da rubare.
Secondo un articolo di Maria Teresa Carbone, negli ultimi anni i furti d’arte sarebbero diventati la terza o la quarta forma di traffico illegale, dopo la droga, le armi e il riciclaggio del denaro sporco: il mercato nero nel campo dell’arte e dei beni antiquari si aggirerebbe intorno ai cinque miliardi di dollari l’anno. Una curiosità: Rembrandt e Renoir sembrano essere fra i pittori più amati dai ladri di opere d’arte di tutto il mondo.
Solo in Italia, secondo una ricerca dell’Eurispes che risale al 2003, negli ultimi vent’anni si sono verificati circa 39 mila furti a danno dei beni culturali: più colpiti i privati (oltre 20 mila casi) e le chiese (circa 15 mila furti), mentre le rapine a danno dei musei non superano il migliaio.

Nella storia dei furti di opere d’arte il caso più eclatante è sicuramente quello della Gioconda.
Scomparve dal Louvre nel 1911 e venne ritrovata due anni dopo a Firenze, sotto il letto dell’imbianchino Vincenzo Peruggia che avrebbe voluto vendere la Monnalisa alla Galleria degli Uffizi. Affermò che la sua era stata un’azione patriottica e che secondo lui l’Italia avrebbe saputo valorizzare maggiormente l’opera rispetto ai cugini d’oltralpe: ignorava che Leonardo l’aveva sì dipinta in Italia ma poi l’aveva venduta a Francesco I di Francia, rendendo così il dipinto legittimamente di proprietà francese.

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Basta fare un piccolo passo indietro nella storia per rendersi conto che il repertorio del patrimonio artistico italiano disperso all’epoca del Secondo Conflitto Mondiale è sterminato.
Si stima che milioni di oggetti d’arte siano stati sequestrati e portati nei territori del Terzo Reich durante i primi anni della guerra; molti di questi sono poi finiti nelle mani dell’Armata Rossa durante la caduta di Berlino: si parla del Ritratto di giovane ignoto di Botticelli, quadri e disegni del Parmigianino, Mantegna, Tintoretto, Vasari, Raffaello, Canaletto…
Caso Gurlitt a parte (un vecchietto solitario di Monaco che nel 2012 venne sorpreso vivere circondato da 1406 dipinti, di cui 121 incorniciati, sottratti agli ebrei negli anni del nazismo), di molti capolavori si è persa ogni traccia; potrebbero essere appesi nel salotto di qualche famiglia bene (e più o meno ignara del loro valore), oppure giacere in un qualche caveau o addirittura essere stati distrutti.

Cinque milioni di opere d’arte, però, sono state recuperate.
Fino al 1945 un manipolo di trecentocinquanta uomini tra ufficiali dell’esercito americano e britannico – ai quali si aggiunsero studiosi d’arte e anche direttori di musei – si mobilitò per salvare e in seguito anche rintracciare gli innumerevoli capolavori messi a rischio dai bombardamenti o trafugati dai nazisti: basti pensare alla Dama con l’ermellino di Leonardo, l’Astronomo di Vermeer, La ronda di notte di Rembrandt o alla Madonna di Michelangelo della cattedrale di Bruges. È grazie a loro se, oggi, possiamo godere di queste meraviglie dell’arte.

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Ma tra i dipinti rubati in epoca moderna dopo le razzie della Seconda Guerra Mondiale e mai ritrovati (almeno fino ad oggi), figurano titoli eccellenti e quantomai preziosi. Eccone alcuni.

✥ Cristo nella tempesta sul mare di Galilea, Rembrandt

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Il 18 marzo 1990 due persone vestite da agenti di polizia riuscirono a entrare nell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, legare le guardie e rubare il Rembrandt insieme ad altre dodici opere d’arte per un valore stimato in 500 milioni di dollari. Sul sito dell’FBI è tuttora presente una scheda esplicativa sul furto: il Museo offre una ricompensa di 5 milioni di dollari a chiunque dovesse ritrovare la refurtiva.

Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, Caravaggio

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Nel 1969 la tela del valore di oltre 30 milioni di euro fu facilmente trafugata a Palermo dal momento che non c’era alcuna misura protettiva all’interno dell’oratorio dove veniva conservata. Nel 2009 un pentito di mafia dichiarò che probabilmente il quadro era stato bruciato o addirittura mangiato dagli animali in una stalla in cui era stato nascosto. Tuttavia le informazioni portano all’idea che l’opera non sia mai rientrata nel mercato nero dell’arte e non sia stata venduta.

✥ Uscita dalla chiesa riformata di Nuenen e Vista della spiaggia di Scheveninge con tempesta, Van Gogh

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I due capolavori realizzati da Van Gogh furono rubati al Van Gogh Museum di Amsterdam il 7 dicembre 2002 insieme ad altri dipinti poco prima che il museo aprisse al pubblico. I ladri utilizzarono una scala per arrampicarsi fin sopra il tetto e da lì si calarono all’interno, evitando tutti i sistemi di sicurezza. Entrambe le opere sembrerebbero invendibili.
Aggiornamento: questi due dipinti sono stati ritrovati a Napoli nel 2016 grazie a un’operazione della Guardia di Finanza.

Ponte di Charing Cross, Monet

Pubblicazione1Questo quadro è scomparso nel 2012 dal Kunsthal Museum di Rotterdam insieme ad altre opere di altissimo valore tra cui capolavori di Matisse, Picasso e Gauguin. Considerato invendibile da parte dei ladri che lo hanno sottratto, si pensa sia stato bruciato insieme agli altri dalla madre di uno dei componenti della banda. Nel suo forno di casa sono state rinvenute ceneri compatibili oltre a resti di colore e tela. Ma gli inquirenti non escludono l’ipotesi di depistaggio.

 Autoritratto, Rembrandt e Giovane Parigina, Renoir

Pubblicazione1Dal Museo nazionale di Svezia a Stoccolma, il 22 dicembre 2000, vennero trafugati oltre all’Autoritratto di Rembrandt anche due tele di Pierre-August Renoir tra cui Giovane Parigina. Finora delle tre opere rubate è stata recuperata solo Il giardiniere di Renoir. Gli altri due, nonostante siano invendibili, non sono stati ancora rintracciati.
I ladri erano tre. Con pistole e mitra alla mano hanno fatto irruzione nel museo nell’ora di chiusura e hanno staccato le tele dai muri sotto gli occhi dei numerosi testimoni attoniti. Saliti su una piccola imbarcazione attraccata nelle vicinanze hanno fatto perdere le loro tracce. Una via di fuga studiata che ha fatto subito pensare a un commando armato di professionisti: l’acqua non ghiacciata e il buio hanno aiutato i tre a sparire nel nulla.

Auvers-sur-Oise, Cézanne

Auvers-sur-Oise

La notte di Capodanno del 2000, al museo Ashmolean di Oxford, venne rubato questo capolavoro di Paul Cézanne per un valore stimato intorno ai 3,5 milioni di euro. I ladri si erano arrampicati sui tetti del Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Istituto di Archeologia e da lì erano giunti al lucernario dell’Ashmolean. Imitando la tecnica dei ladri che in Olanda avevano rubato i Van Gogh, scelsero di calarsi dall’alto evitando in toto gli allarmi.

Così come per la Gioconda, fortunatamente esistono altri lieto fine. È il caso della versione del 1910 de L’Urlo di Munch, sottratto per ben due volte dal Museo di Oslo in Norvegia.munch-lurlo-1895-olio-su-tela-oslo-nasjonalgallerietIl 12 febbraio 1994, nello stesso giorno dell’inaugurazione dei XVII Giochi Olimpici Invernali, dei ladri rubarono il capolavoro in cinquanta secondi lasciando al suo posto un biglietto: “grazie per le misure di sicurezza così scarse“. L’opera venne poi ritrovata nei tre mesi successivi in un albergo di Åsgårdstrand.
L’insolente avvertimento non venne accolto dai responsabili del museo.
Dieci anni dopo, il quadro valutato 54 milioni di euro venne rubato ancora insieme ad un altro intitolato La Madonna. Il 22 agosto 2004 due uomini armati e mascherati entrarono nel Museo Munch e in pochi minuti rubarono le due opere del famoso artista. Erano appese alla parete del museo con dei semplici fili, senza barriere protettive. Non suonò nessun allarme e i banditi si allontanarono indisturbati a bordo di un’auto in attesa all’esterno del Museo.
Entrambi i quadri furono recuperati il 31 agosto 2006 dalla polizia norvegese. Dopo un meticoloso restauro necessario per sanare i danni causati dall’umidità, dal 2008 sono tornati a far parte dell’esposizione. Si spera in maniera definitiva.

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Il 5 aprile 2004, un commando mette a segno una spettacolare rapina alla banca di Stavanger, in Norvegia. Il 24 agosto 2004, dal Museo Munch di Oslo vengono sottratti i celebri dipinti L’Urlo e la Madonna. Due fatti apparentemente non correlati, ma che trascineranno il lettore in una vertigine di intrighi, pericoli e misteri, portandolo nel cuore del mondo del mercato nero dell’arte e della musica.
Quando i dipinti scompaiono, infatti, lasciando dietro di sé una scia di morte, Agata Vidacovich, coinvolta nel traffico d’arte, tenterà di venire a capo dell’intricata vicenda, mettendo a dura prova le proprie certezze. Sposata con un pianista di fama internazionale che ha ormai rinunciato alla propria carriera e a cui ha sempre mentito riguardo alla propria vera vita, Agata si ritroverà costantemente sul filo del rasoio, costretta a mettere a repentaglio tutto quello che ha di più di caro per venire a capo di questo mistero. Dove sono finiti i quadri?
Un thriller avvincente, che si snoda tra Milano, Oslo e Trieste e che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

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