L’arte in un bicchiere (di Starbucks)

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Mentre ancora infuria la polemica su Starbucks in Italia dal 2018 e il giardino esotico con palme e banani (finanziato proprio dal marchio) in Piazza Duomo a Milano, io non potrei essere più felice. :D
A me il caffè non piace: né quello della catena americana, né quello patriottico in tazzina. Quindi, personalmente, nessun rancore né sfregio alla bandiera.
Eppure Starbucks mi garba. E parecchio, soprattutto nelle giornate fredde. Adoro i suoi biscotti al caramello, le torte generose, i locali confortevoli dove puoi stare quanto ti pare, le poltrone che diventano un rifugio e i tavolini un ufficio; ma più di tutto mi piace passeggiare con il bicchiere di cartone tiepido tra le mani riempito rigorosamente di tè o cioccolata. È una coccola, e sono contenta di non dover più espatriare per godermela ♡

C’è un’illustratrice giapponese, però, che probabilmente ama Starbucks più di me, tanto da rendere gli iconici bicchieri il cuore delle sue opere d’arte.
Tomoko Shintani utilizza “solo” un blocco da disegno, una penna nera Staedtler e le tazze “a portar via” con la famosa sirena a due code, che integra in modo armonioso nella composizione.
Il risultato è a dir poco suggestivo.

Il personaggio delle vignette – Tokomo – ricalca (quasi) il nome dall’artista stessa… o forse è proprio lei? :)
Una cosa è certa: la bellezza si amplifica nella semplicità.
E a voi piace il tipo di caffetteria proposta da Starbucks? Preferite i suoi prodotti più semplici o quelli più elaborati? Pensate che per l’inaugurazione italiana ne creeranno dei nuovi? Se vi va, raccontatemelo nei commenti!  ☕

Dietro la cornice di “Ritratto di dama”: curiosità sul libro nell’intervista per il blog Peccati di Penna

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Dentro un libro si nasconde un mondo, e spesso anche dietro: oggi vi invito a scoprire qualche curiosità sul mio ultimo romanzo Ritratto di dama – in libreria dal 2 marzo e presto disponibile anche in ebook – in occasione della prima intervista realizzata per Peccati di Penna.
Chi è davvero la Belle Ferronnière di Leonardo da Vinci? Perché la storia si svolge proprio a Parigi? Cosa ha ispirato Ritratto di dama?
Queste sono solo alcune delle domande che troverete nell’articolo. Ne avete altre? Sarò felice di rispondervi nei commenti a questo post! :)

Ringrazio di cuore Ornella per avermi ospitato sul suo blog – che vi consiglio di seguire – e per la bellissima grafica qui sotto che riassume le atmosfere del libro ♡

Vai all’intervista

La morte e l’amore

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Nella morte tutto finisce, tranne l’amore.

Qui riposa Jean, mio marito.
Era la perfezione.
Renee, 1909

Cimitero di Père-Lachaise, Parigi. Tramonto del giorno di Natale 2015.

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“Ritratto di dama” in anteprima al Buk Festival di Modena 2017

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Ci siamo! Dopo la piccola anticipazione di inizio anno, finalmente posso svelarvi la copertina del mio prossimo romanzo – Ritratto di dama – edito da CartaCanta e disponibile in libreria a partire dal 2 marzo in formato cartaceo e ebook.
Spero davvero che questa storia possa emozionarvi almeno quanto ha emozionato me scriverla :)
Se vi fa piacere, potete aggiungere il libro alla vostra lista di letture su Goodreads e partecipare all’evento su Facebook.

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Il viaggio di due anime che si amano da sempre e che combattono per incontrarsi, una favola metropolitana dalle atmosfere parigine. Notte di San Lorenzo. Seduta su una panchina di fronte a Notre Dame una ragazza sembra aspettare qualcuno. Guillaume, studente di Storia dell’arte, la nota da lontano. Incrocia il suo sguardo e ha un sussulto: è identica alla famosa Belle Ferronnière ritratta da Leonardo da Vinci. Con una immediata complicità, dal Point Zéro inizia la loro passeggiata attraverso la Ville Lumière. I due parlano di ciò di cui è fatta la vita: arte, fato, desideri, morte. Ma soprattutto d’amore. A un passo dall’alba, la ragazza svela a Guillaume il suo segreto…

Domenica 19 febbraio ore 16.30 al Buk Festival della piccola e media editoria di Modena (Sala Martino) ci sarà una presentazione in anteprima del romanzo: Parigi, l’amore, l’arte, una notte magica, due destini in bilico.
Innamoratevi di un sogno e siate pronti a essere ricambiati. Vi aspetto ♡

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❝Il passato non è un pacchetto che si può mettere da parte❞ [E. Dickinson] – Le vere origini della Befana

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La figura della Befana e la festività dell’Epifania hanno origine nei riti propiziatori della fertilità che presero forma fra le popolazioni italiche nel X-VI secolo a.C.
Anticamente, infatti, Ephiphaneia (che in greco significa “manifestazione”) era la rivelazione della vegetazione – della Dea Natura – che spuntava nei campi con l’anno nuovo.

Nell’Antica Roma, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la dodicesima dopo la celebrazione del Sol Invictus il quale ricorreva il 25 dicembre, data in cui in seguito venne stabilito il Natale cristiano), la tradizione voleva che Diana – dea lunare della caccia e della vegetazione – volasse sopra le campagne col suo corteo di ninfe benedicendo la semina per il buon raccolto. La prima settimana di gennaio, infatti, era un periodo molto critico per l’agricoltura in cui non poteva gelare o grandinare, pena la morte dei semi.

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Statua di Diana/Artemide con un capriolo, copia romana di originale ellenistico (Parigi, Museo del Louvre)

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Guillaume Seignac, Diana cacciatrice. Olio su tela (collezione privata)

La Chiesa la considerò malefica, trasmutando la sua figura in quella di una strega, ma poiché il culto persisteva ne accettò una modifica: Diana diventò vecchia e brutta ma benefica, mescolandosi con la dea Strenia che nel solstizio d’inverno portava doni ai bambini romani; la strenna, il regalo che è d’uso fare o ricevere periodo natalizio, deriva proprio dallo scambio di doni augurali durante i Saturnalia, il ciclo di festività romane che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre in onore del dio Saturno.
Via via questo accomodamento si trasformò in un mito, poi nella favola che oggi fa parte del nostro folklore.

Poiché nelle campagne sopravvisse a lungo la religione pagana, soprattutto nelle dee legate alla fertilità dei campi, la Chiesa si ingegnò a creare Santi che sostituissero questo compito, inventando la benedizione dei campi, degli animali, degli attrezzi da lavoro, del raccolto e così via; ma nelle campagne per oltre un millennio – e addirittura quasi per 1500 anni in alcune zone – restò in auge la dea Diana, riedizione della dea Dia (protettrice della fecondità della terra e ancora più antica) da cui proviene il termine Dio. Sostituire Dia o Diana con un termine maschile complementare sembrò più facile, e in effetti funzionò.

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Stele rappresentante prefetto del pretorio che compie un sacrificio a Dia (Colonia)

Nella Befana rivivono simbolicamente culti pagani, antiche consuetudini, tradizioni magiche, credenze religiose che si intrecciano, si sovrappongono e si modificano tra loro. Tutte fanno parte della nostra cultura, nessuna deve essere dimenticata o esclusa; ciascuna di essa è meritevole di rispetto, indipendentemente dalla fede personale.
La Festa della Dodicesima Notte ispirò – tra gli altri – William Shakespeare che scrisse l’opera omonima tra il 1599 e il 1601.

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni. – Viola: atto I, scena II

La Dodicesima Notte ebbe la prima rappresentazione – almeno secondo quanto ipotizzato da Giorgio Melchiori nel saggio Shakespeare. Genesi e struttura delle opere – proprio il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra ed è considerata una delle migliori commedie pure del drammaturgo inglese.
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Fonte: Romano Impero

Le cose belle di queste prime due settimane d’inverno

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1- IL NATALE IN VALLE D’AOSTA
Prendi un hotel meraviglioso sotto tutti i punti di vista, affacciato sulla prateria di Sant’Orso e sul ghiacciaio del Gran Paradiso; porta con te la persona giusta e una valigia riempita a metà. Mangia cibo squisito, torna a dormire dopo colazione, goditi una sauna mentre fuori si gela, passeggia al sole, gioca con la neve, vivi il bosco su una slitta trainata da una cavalla color caffellatte. Ecco il regalo perfetto. Le cose belle di queste prime due settimane d'inverno_1le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_22- LA MOSTRA “LIBERTY IN ITALIA”
Trascorrere l’ultimo giorno dell’anno in un’altra epoca non ha prezzo. Dopotutto, inseguire l’Art Nouveau è uno dei miei passatempi preferiti e dato che questa volta ha fatto tappa nella mia città non potevo farmi scappare l’occasione di catturarne un altro pezzo.
LIBERTY IN ITALIA. Artisti alla ricerca del moderno sarà a Palazzo Magnani (Reggio Emilia) fino al giorno di San Valentino e – vi assicuro – è da non perdere. Il pezzo più bello della mostra? Per me, La Sfinge di Leonardo Bistolfi. Sono sempre più convinta di essere nata con un centinaio di anni di ritardo.le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_3le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_4

3- IL LIBRO GIUSTO
Avremo sempre Parigi: passeggiate sentimentali in disordine alfabetico (di Serena Dandini, Rizzoli) è il libro giusto capitato al momento giusto; un ottimo rimedio per tamponare la mia nostalgia perpetua per Parigi.
Spunti, aneddoti, luoghi non canonici da scoprire e approfondire; ogni pagina rimarca un concetto chiave: Parigi è sempre una buona idea.
Un libro per tutti quelli che non conoscono la Ville Lumière; un libro per chi la ama alla follia e che ti salva se – a una cert’ora della notte, quando tutti dormono – hai un disperato bisogno di tornarci.
le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_54- UN NUOVO ANNO, UN NUOVO ROMANZO

«In realtà il colpo di fulmine è un ricordo. Un ricordo non della mente, ma del cuore, che ci sussurra: hai amato quella persona in un altro tempo, in un’altra vita». – Ritratto di dama

I primi giorni di gennaio cominciano così, con una bellissima notizia che mi riempie di gioia e che finalmente posso condividere con voi: il mio prossimo romanzo, Ritratto di dama, uscirà nei primi mesi del 2017 per la casa editrice CartaCanta.
Questi sono giorni di editing e ultime revisioni… presto ci saranno altri aggiornamenti!
Che l’anno appena iniziato possa essere per voi magico e pieno d’amore come questo nuovo libro ♡
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Natale originale e low cost: 10 idee regalo non convenzionali a meno di 30 Euro

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Questo è uno dei periodi più frenetici dell’anno e la corsa ai regali è uno degli sport invernali per eccellenza. Sottrarvisi è inutile: un pensierino, almeno, è d’obbligo e scadere nel solito dono banale è un rischio concreto.

Ma se siete indecisi cronici, senza idee, inguaribili ritardatari o se la prospettiva di andare in giro per negozi, imbottigliarvi nel traffico oppure chiudervi in un centro commerciale strapieno vi fa rimpiangere il giorno in cui siete nati, non disperatevi (troppo): una soluzione c’è.

Il sito Troppotogo è il paradiso delle idee originali per ogni occasione, molte delle quali chiunque vorrebbe tenere per sé (anche perchè introvabili nei negozi tradizionali). I gadget sono per tutte le tasche ma il prezzo della maggior parte è davvero nazionalpopolare.
Ho selezionato 10 tra gli articoli a meno di 30 Euro che mi hanno colpita di più e ho immaginato per ognuno il destinatario ideale. Inutile specificare che li metterei tutti e 10 sotto l’albero, mio e dei miei amici!

Curiosi di saperne di più? Cliccate sull’immagine di ognuno per essere reindirizzati alla pagina di riferimento su Troppotogo e avere maggiori informazioni. Fatemi sapere nei commenti qual è il vostro preferito! :D
Attenzione: alcuni articoli potrebbero non essere attualmente disponibili. Se volete potete iscrivervi alla newsletter del sito per sapere quando verranno riassortiti.

  1. CUSCINO MUSICALE
    Togliete le cuffie dalle orecchie e cominciate ad ascoltare la musica. Questo cuscino è dedicato a coloro che desiderano rilassarsi, addormentarsi e destarsi al suono della propria playlist preferita; praticamente l’evoluzione della radio sveglia. L’idea per quest’inverno? Far partire 10 ore di Rumore della pioggia nella foresta è chiudere tutto per letargo.
    Prezzo: 29.95 €cuscino-musicale-troppotogo
  2. MAPPA DEL MONDO DA GRATTARE
    Indispensabile per ogni viaggiatore: utile per avere un’idea delle mete conquistate e per fare il conto di quelle che mancano. Da sfoggiare in salotto per avere sempre un ottimo argomento di conversazione.
    Per gli amanti del minimal esiste anche la versione cheap.
    Prezzo: 29.95 € mappa-del-mondo-da-grattare-deluxe-troppotogo
  3. LUNCHBOX IN SILICONE
    Per gli amici che amano a tal punto il loro lavoro da non lasciare la scrivania nemmeno per la pausa pranzo: questo è il regalo giusto per loro. Elegante, easy, comoda, antistress, a prova di perdita del tupperware.
    Prezzo: 12.95 € lunchbox-compleat-in-silicone-troppotogo
  4. PANTOFOLE RISCALDANTI
    Uomini, dite basta a femminei e gelati piedi che si insinuano tra le vostre gambe per trovare tepore! Questa è l’arma definitiva. L’unico, valido motivo per possedere un microonde.
    Prezzo: 25.95 € pantofole-riscaldanti-troppotogo
  5. GUANTI PER TOUCH SCREEN
    Quando sul telefono c’erano solo pulsanti, certi problemi non esistevano. Questo è un regalo per tutti coloro che hanno messo in pensione il Nokia 3310.
    Prezzo: 9.95 €
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  6. FOGLIO ADESIVO LAVAGNA CON GESSETTI
    Il destinatario di questo regalo è un’anima creativa che potrà dare un tocco old school (in tutti i sensi) alla sua casa. Io etichetterei qualsiasi cosa con questa roba, dalla cucina al bagno. Attenzione, crea dipendenza.
    Prezzo: 6.95 €
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  7. TAGLIERE MILLENNIUM FALCON
    Salvate gli iPad, affettate le cipolle altrove! Anche se è un’idea mirata per il vostro amico nerd, Star Wars copre almeno tre generazioni di fan, quindi faticherete a non trovare qualcuno che non apprezzi.
    Per chi al posto di Guerre Stellari è in fissa con Master Chef (o ha dei gravi problemi ossessivo compulsivi) c’è l’alternativa: il tagliere millimetrato.
    Prezzo: 29.95 € tagliere-millennium-falcon-di-star-wars-troppotogo
  8. LAMPADA UNICORNO
    Il mondo ha bisogno di più unicorni cicciotti. E non intendo soltanto il mondo dei bambini, ma il mondo intero, quello degli adulti soprattutto. Per gli spiriti romantici, sognatori, dolci, che hanno ancora un po’ paura del buio.
    Alternative cicciotte? Nuvola, narvalo e fantasmino  ♡
    Prezzo: 19.95 € lampada-unicorno-troppotogo
  9. ANTIFURTO NO-TELLA
    Vitale per ogni studente fuori sede che deve condividere la dispensa con famelici coinquilini. Si sa, la Nutella è uno degli alimenti base della dieta dell’universitario durante la sessione d’esame. Siate lungimiranti: con questo regalo contribuirete al conseguimento della laurea del vostro caro amico/amica.
    Prezzo: 9.95 €antifurto-no-tella-troppotogo
  10. PIANTE IN CUBI DI LEGNO
    Ecologiche, d’arredamento, utili, belle, di compagnia: scegliete la pianta da abbinare alla vostra persona cara et voilà, il regalo è servito! Per vederne i frutti (o i fiori) servirà un po’ di pazienza… ;)
    Prezzo: 7.95 €ecocube-piante-in-cubi-di-legno-troppotogo
  11. … sì, lo so, avevo detto 10 consigli.
    Ma se nonostante questa compilation avete ancora le idee confuse, mi permetto di darvene uno in più: ricordate che UN BUON LIBRO è sempre un ottimo regalo!
    Buon Natale e Buon Anno a tutti! ☃natale_libri

Neon Genesis Superquark: quando Piero e Alberto Angela incontrano Evangelion

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Sarebbe bello se l’Italia fosse una monarchia governata da Piero Angela e fondata sulla divulgazione scientifica. Forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di indire un referendum per cambiare la Costituzione in questa maniera. Chi mai si opporrebbe? ♡
Scherzi e utopie a parte, gli Angela sono veramente un patrimonio nazionale.
Grazie ai loro programmi tv, gli eventi che curano e i saggi che diffondono (l’ultima fatica letteraria di Alberto Angela edita da Rizzoli – Gli occhi della Gioconda: Il genio di Leonardo raccontato da Monna Lisa – è un ottimo titolo da mettere nella propria liberia) sono tra i personaggi televisivi italiani più amati di sempre.

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Internet è pieno di omaggi a Piero e Alberto: meme, pagine Facebook dedicate, fan club, parodie affettuose, poster motivazionali…

piero_alberto_angelaE anche gadget alquanto indispensabili per chiunque faccia parte del fandom.

Ma la rete ci ha regalato di più. Molto di più.
Lo scorso 30 novembre sul canale YouTube Decapiccione è stato pubblicato un video: Neon Genesis Superquark – A Cruel Angela’s Thesis.
In sintesi: la sigla di uno degli anime giapponesi più famosi degli anni ’90 nonché uno dei più acclamati di tutti i tempi – Neon Genesis Evangelion – viene prestata alla causa della divulgazione portata avanti da Piero e Alberto Angela sullo sfondo di una Firenze misteriosa e a tratti salvifica.
Il titolo inglese della canzone originale – A Cruel Angel’s Thesis – aggiunge una “a” per l’occasione, ed è solo l’inizio.

L’accostamento Evangelion/Superquark è perfetto, sublime, irriverente, comico, azzeccato: per chi come me è cresciuto a pane, Angeli e Angela, e con MTV Anime Night come appuntamento fisso del martedì sera, non potrà che apprezzare.
I più appassionati sapranno riconoscere le geniali, piccole chicche e citazioni disseminate nei frame della sigla. Elencarvele vi rovinerebbe metà del divertimento! :D
Per chi volesse fare un confronto, QUI c’è la sigla originale.

Da nerd e Angelers non ho dubbi: questa è una delle cose più belle di tutto il 2016.

Quando la moda promuove l’arte: ecco le borse ispirate alla Reggia di Caserta

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Ci sono progetti che nascono grandi, con un’anima nobile e una missione altrettanto encomiabile. Uno di questi è Reggia Collection.
Si tratta di una collezione di borse e accessori realizzata da VODIVÌ – pregiata casa di moda votata al Made in Italy con sede in Umbria – in collaborazione con la Reggia di Caserta, nata proprio per dare visibilità a questa inestimabile risorsa culturale italiana.
La famosa facciata della Reggia è stata impressa con uno stampo a rilievo sul lato esterno di ogni accessorio e arricchita di uno sbaffo d’oro: oro che ritroviamo nella stanza del trono e negli ambienti preziosi di quest’opera unica al mondo che qualche mese fa ho avuto il piacere di visitare.

Per promuovere una conoscenza della Reggia diversa dall’usuale, a ogni accessorio dal nome evocativo è stato abbinato un pacchetto che comprende un itinerario turistico a questa dedicato, un’intervista con il direttore Mauro Felicori per far conoscere storie e aneddoti unici e affascinanti, e una photo-gallery per mostrare il Palazzo Reale da una diversa prospettiva.
Un omaggio a tutto tondo, insomma, che tiene conto di bellezza, arte, storia, cultura, moda, lusso, riscoperta del territorio e turismo sostenibile.

AMALIA: una “regale” mini bag, in onore alla regina Maria Amalia, moglie di Re Carlo di Borbone.

AMALIA: una pochette regale, elegante e non convenzionale creata in onore della regina Maria Amalia, moglie di Re Carlo di Borbone.

LUIGI: porta ipad che porta il nome di Luigi Vanvitelli, genio rivoluzionario dall'animo concreto ed instancabile e padre dell’Architettura Neoclassica; colui che progettò la nuova città di Caserta, di cui la Reggia ne era il fulcro.

LUIGI: porta iPad che ha il nome di Luigi Vanvitelli, genio rivoluzionario dall’animo concreto ed instancabile, padre dell’Architettura Neoclassica; fu colui che progettò la nuova città di Caserta, di cui la Reggia ne era il fulcro.

ASTREA: borsa/porta iPad ispirata alla sala omonima. Prende il nome dal dipinto della volta

ASTREA: borsa/porta iPad ispirata alla sala omonima. Prende il nome dal dipinto della volta “Il trionfo di Astrea” che, secondo la mitologia, era la dea presente sulla terra nell’età aurea dell’umanità. Tale sala fungeva da anticamera per i gentiluomini di carriera, ambasciatori, segretari di stato e di altre persone privilegiate.

Allo scopo di promuovere Reggia Collection in tutto il mondo e avvicinare l’arte alle persone, VODIVÌ ha lanciato una campagna internazionale di crowdfunding che terminerà domenica 4 dicembre 2016: si può contribuire al progetto QUI acquistando gli accessori che compongono la collezione, oppure versando una piccola somma simbolica.

Grazie a questa iniziativa sarà possibile aumentare la visibilità della Reggia di Caserta, ma anche realizzare qualcosa di concreto. Infatti una parte dei fondi raccolti sarà destinata al restauro delle sedie del foyer, per preservare la bellezza di un luogo unico: il teatro di corte.
Reggia Collection è tutto questo: un’ottima occasione per sostenere la tradizione artigianale di qualità Made in Italy e, allo stesso tempo, essere i mecenati di uno dei Patrimoni UNESCO più prestigiosi d’Italia.

 

Il riflesso di Carola

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Se le inquietanti madri nascoste dell’era Vittoriana e le tombe loquaci della stessa epoca non sono sufficienti per farvi nascere un brivido, se nemmeno le storie di un’oscura Biancaneve e della vita effimera di una ragazza maledetta sono abbastanza, forse conoscere il destino di Carola potrebbe essere la lettura adatta allo scopo.
Sicuri che alla fine riuscirete ancora a guardarvi allo specchio?

✥ Felice Halloween! ✥


Antefatto

Ogni bambino al momento della nascita, esattamente come ogni creatura od oggetto della terra, riceve due cose che lo accompagneranno per tutta la vita: l’ombra e il riflesso.
Diversamente da quelle degli animali, delle piante o delle cose, le ombre e i riflessi degli esseri umani assorbono  sin dal principio un poco del male del mondo.
Appena un neonato viene alla luce, le sue emanazioni intangibili cominciano a guastarsi: le ombre, che di giorno lo seguono assiduamente, di notte diventano un tutt’uno con l’oscurità. Si fondono insieme e, mentre la persona dorme, l’avvolgono come una coperta tetra e impenetrabile, creando incubi spaventosi. La natura delle ombre è pigra: sono schiave accidiose che, dopo i primi sogni angosciosi, aggrediscono il proprio padrone solo di rado.
Il vero pericolo, inaspettatamente, si nasconde negli specchi.
A differenza delle ombre, servili e un po’ ribelli, i riflessi sono ineluttabilmente gelosi.
Osservano il mondo dall’altra parte, invidiando la libertà dei loro signori e, quando nessuno li vede, tramano avidamente di prendere il loro posto. Osservano in segreto la persona alla quale appartengono, cercando il momento opportuno per sostituirsi a essa. Lo scambio non è mai consenziente.
Non vi è mai capitato di conoscere qualcuno che, da un giorno all’altro, ha mutato repentinamente atteggiamento? O che si è macchiato di qualcosa di cui non lo avreste mai sospettato? A volte, più spesso di quando si creda, queste persone non sono davvero chi crediamo che siano, ma i loro riflessi evasi.
Nel caso della signorina Carola Arnolfini, il suo riflesso attese dieci anni, fino a un tardo pomeriggio di luglio del 1953.


Primo atto

Carola era riservata e introversa, viziata come tutte le bambine sole e benestanti. Era l’unica figlia di una coppia borghese di Firenze che non aveva mai tempo per lei, e adorava solo tre cose: farsi pettinare i lunghi boccoli biondi dalla tata, andare in bicicletta nella tenuta di famiglia di Villa Esperide e passare le giornate nella stanza dei giochi.
Quella camera era piena di puledri di peluche, bambole, carillon, set da ricamo, casette in miniatura e un grande specchio che dava sul patio, posto di fianco a una spalliera di legno che utilizzava per gli esercizi di danza classica.
Carola aveva tutto quello che poteva desiderare e, nonostante l’affetto distaccato dei genitori, era una bambina felice. Il suo riflesso la odiava per questo.
Poteva giocare solo fino a quando lei non si stancava; assaporava il gelato ai lamponi quando la bambina lo mangiava davanti allo specchio; indossava controvoglia i pomposi abitini che piacevano tanto a quella piccola vanitosa e la seguiva di specchio in specchio senza poter mai accennare a un rifiuto. Ma, sebbene riproducesse tutti i movimenti di Carola, il riflesso non aveva mai sentito il suono della sua voce.
Da dietro lo specchio, attento a non farsi notare, vedeva la bambina correre in cortile, sapendo che mai avrebbe potuto imitarla. Quando però lei si faceva male e si specchiava in lacrime, con le ginocchia sbucciate, la sua immagine era costretta a piangere e a sanguinare con lei. Il suo risentimento cresceva giorno dopo giorno.
Quando giungeva il momento di coricarsi, il riflesso di Carola osservava la sua padroncina addormentata dallo specchietto sul comodino.
Gli ci vollero  nove anni per perfezionare il suo piano. Aveva a disposizione un solo tentativo per prendere il posto della bimba e sapeva che, se avesse fallito, non sarebbe più potuto fuggire dalla sua prigione.


Secondo atto

Quella fatidica domenica di luglio Carola era vestita a festa per il suo decimo compleanno. Aveva un delizioso vestitino bianco a fiori gialli e ballerine di raso in tinta. I camerieri erano indaffarati a preparare il rinfresco che si sarebbe tenuto da lì a breve in giardino e il riflesso di Carola approfittò della momentanea assenza della padroncina dalla stanza dei giochi.
Sopra un tavolino bordato da un centrino color crema, stava un piccolo vassoio d’argento. Al centro, su un piattino di porcellana, c’era la merenda che la premurosa tata aveva preparato per la bambina: una mela gialla tagliata a spicchi, lucida e sugosa, spruzzata di succo di limone, perché non annerisse, e poggiata su un letto di zucchero a velo.
Esattamente come nella realtà, anche nel mondo distorto del riflesso esisteva lo stesso vassoio, ma il frutto tagliato posto a raggiera non era succulento come quello vero. Era finto, insapore e fatale per qualsiasi creatura al di qua dello specchio. All’interno della polpa, infatti, era stipata l’essenza velenosa di quel non luogo: se un essere reale avesse ingerito cibo riflesso, avrebbe inevitabilmente corrotto il suo corpo solido e creato un ponte tra i due mondi.
L’immagine di Carola controllò di essere completamente sola, poi sporgendosi oltre lo specchio con estrema circospezione, afferrò il piattino e lo sostituì con quello del suo mondo. Li collocò entrambi nella stessa posizione, con precisione millimetrica, quindi sparì, in attesa che la bimba tornasse.
Non ci volle molto perché la festeggiata, incuriosita dai pacchetti stipati nella camera, rientrasse dal giardino per aprirli, in barba alle richieste dei genitori.
Si sistemò a gambe incrociate davanti alla grande specchiera, facendo scricchiolare le scarpe nuove sul parquet. La sua immagine, ovviamente, fece lo stesso. La bambina afferrò svogliatamente  uno dei regali con una mano, mentre con l’altra prendeva una fetta di mela. Se la portò alla bocca, ne staccò un pezzo con un morso e lo masticò per alcuni istanti, riponendo l’altra metà dello spicchio sul vassoio.
«Non sa di niente» borbottò tra sé, deglutendo.
Era fatta.
Il bigliettino d’auguri: “A Carola, la mia principessa, con immenso affetto. Zia Giulia”, era adagiato sul cofanetto di velluto blu che stringeva.
Arrivava direttamente da Venezia. Conteneva un raffinato diadema di alta bigiotteria impreziosito da gocce di vetro di Murano, che la bambina si sistemò entusiasta tra i capelli d’oro.
La piccola corona catturava la luce estiva e sul muro della stanza si scatenò un arcobaleno di colori. Carola, però, voleva vederne ogni dettaglio.
Si avvicinò alla specchiera fin quasi a sfiorare la superficie col nasino. Improvvisamente due braccia infantili uscirono dallo specchio, attraversandolo come un muro gelatinoso e inconsistente.
Così come si era ripromesso nelle interminabili notti di veglia, il riflesso ghermì i piccoli polsi della bambina, senza darle la possibilità di divincolarsi. Prima che la sua vittima potesse gridare, quelle braccia pallide e forti la trascinarono nel mondo dal quale si erano sporte.
A nulla valsero gli sforzi di Carola. Il vano tentativo di opporre resistenza puntando i piedini contro la cornice dello specchio, non fece altro che offrire al mostro dall’altra parte un valido appoggio sul quale arrampicarsi e fuggire.
Il riflesso oltrepassò il varco che il corpo della bambina aveva aperto esattamente un istante prima che si richiudesse, badando che Carola non lo seguisse.
Finalmente era libero.
La prima cosa che fece fu specchiarsi: aveva il vestitino bianco a fiori gialli,  le ballerine di raso in tinta e tra i capelli portava il diadema, esattamente come la bambina dall’altra parte. Carola a iniziò a battere disperatamente le mani dietro lo specchio, gridando senza riuscire a emettere alcun suono. Per tutta risposta il suo riflesso, che ora era una bimba vera, le sorrise in modo sinistro, accarezzando la  bambola di porcellana preferita della piccola umana.
Era identica a Carola, in tutto e per tutto. Stessa età, stessa statura, fisionomicamente perfetta. Tuttavia il riflesso che ora si spacciava per lei non aveva un’anima, nemmeno un brandello.
Bastava osservarlo abbastanza a lungo negli occhi vuoti per rendersene conto. Ma chi mai ci avrebbe fatto caso?
«Tesoro, i tuoi amici sono arrivati. È ora di tagliare la torta» annunciò la tata entrando nella stanza.
«Arrivo!» rispose il simulacro, facendo un’innocente riverenza.
Come ogni riflesso, ora Carola doveva sottostare alle regole del mondo speculare. Fece un bell’inchino, allargando i lembi della sua gonna a ruota.
«Quella mela non mi piace, non voglio più mangiarla» continuò. «Buttala via».
«D’accordo» affermò la governante in tono arrendevole, mettendosi il vassoio sull’avambraccio.
Carola vide il riflesso malvagio prendere per mano la tata, non destò alcun sospetto. Eppure quella donna l’aveva cresciuta, cullata nei giorni tristi, vestita, pettinata, ascoltata, curata, amata da quando ne aveva memoria. Come poteva non accorgersi che stava tenendo per mano un demone e non la sua piccola Carola?
Tutto andava secondo i piani della creatura. La falsa signorina Arnolfini uscì dalla stanza saltellando e si chiuse dietro la porta, senza degnare di uno sguardo la propria vittima.
Carola rimase  a contemplare dietro quel vetro ormai inattraversabile, tutti i suoi giochi e la spalliera dove si allenava costantemente per il saggio di danza.
Non aveva ancora idea di tutte le privazioni che l’attendevano nei mesi e negli anni a venire. Non sapeva che non avrebbe più potuto contare su nessun aiuto o conforto, perché i riflessi non comunicano tra loro, e  anche se due persone si abbracciano davanti al medesimo specchio, i loro riflessi interagiscono solo meccanicamente, senza alcuna emozione a muoverli. Non ci sono  sentimenti, dietro quelle fredde lastre. Non c’è amicizia, né amore, non si parla, non si danza. Si imita e basta, e si è soli per sempre.
Presto la buona Carola, prigioniera dello specchio, si sarebbe guastata. Sarebbe diventata il degno riflesso del suo riflesso, gelosa e astiosa. Avrebbe tramato contro di lui, così come l’impostora che adesso tagliava la torta e vestiva le sue gonne di taffetà aveva fatto per dieci lunghi anni.
Ma il riflesso di Carola sapeva, e non avrebbe mai fatto l’errore della bambina.
Per nulla al mondo, finché avrebbe avuto vita, si sarebbe mai avvicinato a uno specchio tanto da poterlo toccare.

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