Dietro la cornice di “Ritratto di dama”: curiosità sul libro nell’intervista per il blog Peccati di Penna

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Dentro un libro si nasconde un mondo, e spesso anche dietro: oggi vi invito a scoprire qualche curiosità sul mio ultimo romanzo Ritratto di dama – in libreria dal 2 marzo e presto disponibile anche in ebook – in occasione della prima intervista realizzata per Peccati di Penna.
Chi è davvero la Belle Ferronnière di Leonardo da Vinci? Perché la storia si svolge proprio a Parigi? Cosa ha ispirato Ritratto di dama?
Queste sono solo alcune delle domande che troverete nell’articolo. Ne avete altre? Sarò felice di rispondervi nei commenti a questo post! :)

Ringrazio di cuore Ornella per avermi ospitato sul suo blog – che vi consiglio di seguire – e per la bellissima grafica qui sotto che riassume le atmosfere del libro ♡

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La morte e l’amore

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Nella morte tutto finisce, tranne l’amore.

Qui riposa Jean, mio marito.
Era la perfezione.
Renee, 1909

Cimitero di Père-Lachaise, Parigi. Tramonto del giorno di Natale 2015.

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“Ritratto di dama” in anteprima al Buk Festival di Modena 2017

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Ci siamo! Dopo la piccola anticipazione di inizio anno, finalmente posso svelarvi la copertina del mio prossimo romanzo – Ritratto di dama – edito da CartaCanta e disponibile in libreria a partire dal 2 marzo in formato cartaceo e ebook.
Spero davvero che questa storia possa emozionarvi almeno quanto ha emozionato me scriverla :)
Se vi fa piacere, potete aggiungere il libro alla vostra lista di letture su Goodreads e partecipare all’evento su Facebook.

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Il viaggio di due anime che si amano da sempre e che combattono per incontrarsi, una favola metropolitana dalle atmosfere parigine. Notte di San Lorenzo. Seduta su una panchina di fronte a Notre Dame una ragazza sembra aspettare qualcuno. Guillaume, studente di Storia dell’arte, la nota da lontano. Incrocia il suo sguardo e ha un sussulto: è identica alla famosa Belle Ferronnière ritratta da Leonardo da Vinci. Con una immediata complicità, dal Point Zéro inizia la loro passeggiata attraverso la Ville Lumière. I due parlano di ciò di cui è fatta la vita: arte, fato, desideri, morte. Ma soprattutto d’amore. A un passo dall’alba, la ragazza svela a Guillaume il suo segreto…

Domenica 19 febbraio ore 16.30 al Buk Festival della piccola e media editoria di Modena (Sala Martino) ci sarà una presentazione in anteprima del romanzo: Parigi, l’amore, l’arte, una notte magica, due destini in bilico.
Innamoratevi di un sogno e siate pronti a essere ricambiati. Vi aspetto ♡

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❝Il passato non è un pacchetto che si può mettere da parte❞ [E. Dickinson] – Le vere origini della Befana

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La figura della Befana e la festività dell’Epifania hanno origine nei riti propiziatori della fertilità che presero forma fra le popolazioni italiche nel X-VI secolo a.C.
Anticamente, infatti, Ephiphaneia (che in greco significa “manifestazione”) era la rivelazione della vegetazione – della Dea Natura – che spuntava nei campi con l’anno nuovo.

Nell’Antica Roma, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la dodicesima dopo la celebrazione del Sol Invictus il quale ricorreva il 25 dicembre, data in cui in seguito venne stabilito il Natale cristiano), la tradizione voleva che Diana – dea lunare della caccia e della vegetazione – volasse sopra le campagne col suo corteo di ninfe benedicendo la semina per il buon raccolto. La prima settimana di gennaio, infatti, era un periodo molto critico per l’agricoltura in cui non poteva gelare o grandinare, pena la morte dei semi.

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Statua di Diana/Artemide con un capriolo, copia romana di originale ellenistico (Parigi, Museo del Louvre)

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Guillaume Seignac, Diana cacciatrice. Olio su tela (collezione privata)

La Chiesa la considerò malefica, trasmutando la sua figura in quella di una strega, ma poiché il culto persisteva ne accettò una modifica: Diana diventò vecchia e brutta ma benefica, mescolandosi con la dea Strenia che nel solstizio d’inverno portava doni ai bambini romani; la strenna, il regalo che è d’uso fare o ricevere periodo natalizio, deriva proprio dallo scambio di doni augurali durante i Saturnalia, il ciclo di festività romane che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre in onore del dio Saturno.
Via via questo accomodamento si trasformò in un mito, poi nella favola che oggi fa parte del nostro folklore.

Poiché nelle campagne sopravvisse a lungo la religione pagana, soprattutto nelle dee legate alla fertilità dei campi, la Chiesa si ingegnò a creare Santi che sostituissero questo compito, inventando la benedizione dei campi, degli animali, degli attrezzi da lavoro, del raccolto e così via; ma nelle campagne per oltre un millennio – e addirittura quasi per 1500 anni in alcune zone – restò in auge la dea Diana, riedizione della dea Dia (protettrice della fecondità della terra e ancora più antica) da cui proviene il termine Dio. Sostituire Dia o Diana con un termine maschile complementare sembrò più facile, e in effetti funzionò.

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Stele rappresentante prefetto del pretorio che compie un sacrificio a Dia (Colonia)

Nella Befana rivivono simbolicamente culti pagani, antiche consuetudini, tradizioni magiche, credenze religiose che si intrecciano, si sovrappongono e si modificano tra loro. Tutte fanno parte della nostra cultura, nessuna deve essere dimenticata o esclusa; ciascuna di essa è meritevole di rispetto, indipendentemente dalla fede personale.
La Festa della Dodicesima Notte ispirò – tra gli altri – William Shakespeare che scrisse l’opera omonima tra il 1599 e il 1601.

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni. – Viola: atto I, scena II

La Dodicesima Notte ebbe la prima rappresentazione – almeno secondo quanto ipotizzato da Giorgio Melchiori nel saggio Shakespeare. Genesi e struttura delle opere – proprio il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra ed è considerata una delle migliori commedie pure del drammaturgo inglese.
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Fonte: Romano Impero

Le cose belle di queste prime due settimane d’inverno

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1- IL NATALE IN VALLE D’AOSTA
Prendi un hotel meraviglioso sotto tutti i punti di vista, affacciato sulla prateria di Sant’Orso e sul ghiacciaio del Gran Paradiso; porta con te la persona giusta e una valigia riempita a metà. Mangia cibo squisito, torna a dormire dopo colazione, goditi una sauna mentre fuori si gela, passeggia al sole, gioca con la neve, vivi il bosco su una slitta trainata da una cavalla color caffellatte. Ecco il regalo perfetto. Le cose belle di queste prime due settimane d'inverno_1le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_22- LA MOSTRA “LIBERTY IN ITALIA”
Trascorrere l’ultimo giorno dell’anno in un’altra epoca non ha prezzo. Dopotutto, inseguire l’Art Nouveau è uno dei miei passatempi preferiti e dato che questa volta ha fatto tappa nella mia città non potevo farmi scappare l’occasione di catturarne un altro pezzo.
LIBERTY IN ITALIA. Artisti alla ricerca del moderno sarà a Palazzo Magnani (Reggio Emilia) fino al giorno di San Valentino e – vi assicuro – è da non perdere. Il pezzo più bello della mostra? Per me, La Sfinge di Leonardo Bistolfi. Sono sempre più convinta di essere nata con un centinaio di anni di ritardo.le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_3le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_4

3- IL LIBRO GIUSTO
Avremo sempre Parigi: passeggiate sentimentali in disordine alfabetico (di Serena Dandini, Rizzoli) è il libro giusto capitato al momento giusto; un ottimo rimedio per tamponare la mia nostalgia perpetua per Parigi.
Spunti, aneddoti, luoghi non canonici da scoprire e approfondire; ogni pagina rimarca un concetto chiave: Parigi è sempre una buona idea.
Un libro per tutti quelli che non conoscono la Ville Lumière; un libro per chi la ama alla follia e che ti salva se – a una cert’ora della notte, quando tutti dormono – hai un disperato bisogno di tornarci.
le-cose-belle-di-queste-prime-due-settimane-dinverno_54- UN NUOVO ANNO, UN NUOVO ROMANZO

«In realtà il colpo di fulmine è un ricordo. Un ricordo non della mente, ma del cuore, che ci sussurra: hai amato quella persona in un altro tempo, in un’altra vita». – Ritratto di dama

I primi giorni di gennaio cominciano così, con una bellissima notizia che mi riempie di gioia e che finalmente posso condividere con voi: il mio prossimo romanzo, Ritratto di dama, uscirà nei primi mesi del 2017 per la casa editrice CartaCanta.
Questi sono giorni di editing e ultime revisioni… presto ci saranno altri aggiornamenti!
Che l’anno appena iniziato possa essere per voi magico e pieno d’amore come questo nuovo libro ♡
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Natale originale e low cost: 10 idee regalo non convenzionali a meno di 30 Euro

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Questo è uno dei periodi più frenetici dell’anno e la corsa ai regali è uno degli sport invernali per eccellenza. Sottrarvisi è inutile: un pensierino, almeno, è d’obbligo e scadere nel solito dono banale è un rischio concreto.

Ma se siete indecisi cronici, senza idee, inguaribili ritardatari o se la prospettiva di andare in giro per negozi, imbottigliarvi nel traffico oppure chiudervi in un centro commerciale strapieno vi fa rimpiangere il giorno in cui siete nati, non disperatevi (troppo): una soluzione c’è.

Il sito Troppotogo è il paradiso delle idee originali per ogni occasione, molte delle quali chiunque vorrebbe tenere per sé (anche perchè introvabili nei negozi tradizionali). I gadget sono per tutte le tasche ma il prezzo della maggior parte è davvero nazionalpopolare.
Ho selezionato 10 tra gli articoli a meno di 30 Euro che mi hanno colpita di più e ho immaginato per ognuno il destinatario ideale. Inutile specificare che li metterei tutti e 10 sotto l’albero, mio e dei miei amici!

Curiosi di saperne di più? Cliccate sull’immagine di ognuno per essere reindirizzati alla pagina di riferimento su Troppotogo e avere maggiori informazioni. Fatemi sapere nei commenti qual è il vostro preferito! :D
Attenzione: alcuni articoli potrebbero non essere attualmente disponibili. Se volete potete iscrivervi alla newsletter del sito per sapere quando verranno riassortiti.

  1. CUSCINO MUSICALE
    Togliete le cuffie dalle orecchie e cominciate ad ascoltare la musica. Questo cuscino è dedicato a coloro che desiderano rilassarsi, addormentarsi e destarsi al suono della propria playlist preferita; praticamente l’evoluzione della radio sveglia. L’idea per quest’inverno? Far partire 10 ore di Rumore della pioggia nella foresta è chiudere tutto per letargo.
    Prezzo: 29.95 €cuscino-musicale-troppotogo
  2. MAPPA DEL MONDO DA GRATTARE
    Indispensabile per ogni viaggiatore: utile per avere un’idea delle mete conquistate e per fare il conto di quelle che mancano. Da sfoggiare in salotto per avere sempre un ottimo argomento di conversazione.
    Per gli amanti del minimal esiste anche la versione cheap.
    Prezzo: 29.95 € mappa-del-mondo-da-grattare-deluxe-troppotogo
  3. LUNCHBOX IN SILICONE
    Per gli amici che amano a tal punto il loro lavoro da non lasciare la scrivania nemmeno per la pausa pranzo: questo è il regalo giusto per loro. Elegante, easy, comoda, antistress, a prova di perdita del tupperware.
    Prezzo: 12.95 € lunchbox-compleat-in-silicone-troppotogo
  4. PANTOFOLE RISCALDANTI
    Uomini, dite basta a femminei e gelati piedi che si insinuano tra le vostre gambe per trovare tepore! Questa è l’arma definitiva. L’unico, valido motivo per possedere un microonde.
    Prezzo: 25.95 € pantofole-riscaldanti-troppotogo
  5. GUANTI PER TOUCH SCREEN
    Quando sul telefono c’erano solo pulsanti, certi problemi non esistevano. Questo è un regalo per tutti coloro che hanno messo in pensione il Nokia 3310.
    Prezzo: 9.95 €
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  6. FOGLIO ADESIVO LAVAGNA CON GESSETTI
    Il destinatario di questo regalo è un’anima creativa che potrà dare un tocco old school (in tutti i sensi) alla sua casa. Io etichetterei qualsiasi cosa con questa roba, dalla cucina al bagno. Attenzione, crea dipendenza.
    Prezzo: 6.95 €
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  7. TAGLIERE MILLENNIUM FALCON
    Salvate gli iPad, affettate le cipolle altrove! Anche se è un’idea mirata per il vostro amico nerd, Star Wars copre almeno tre generazioni di fan, quindi faticherete a non trovare qualcuno che non apprezzi.
    Per chi al posto di Guerre Stellari è in fissa con Master Chef (o ha dei gravi problemi ossessivo compulsivi) c’è l’alternativa: il tagliere millimetrato.
    Prezzo: 29.95 € tagliere-millennium-falcon-di-star-wars-troppotogo
  8. LAMPADA UNICORNO
    Il mondo ha bisogno di più unicorni cicciotti. E non intendo soltanto il mondo dei bambini, ma il mondo intero, quello degli adulti soprattutto. Per gli spiriti romantici, sognatori, dolci, che hanno ancora un po’ paura del buio.
    Alternative cicciotte? Nuvola, narvalo e fantasmino  ♡
    Prezzo: 19.95 € lampada-unicorno-troppotogo
  9. ANTIFURTO NO-TELLA
    Vitale per ogni studente fuori sede che deve condividere la dispensa con famelici coinquilini. Si sa, la Nutella è uno degli alimenti base della dieta dell’universitario durante la sessione d’esame. Siate lungimiranti: con questo regalo contribuirete al conseguimento della laurea del vostro caro amico/amica.
    Prezzo: 9.95 €antifurto-no-tella-troppotogo
  10. PIANTE IN CUBI DI LEGNO
    Ecologiche, d’arredamento, utili, belle, di compagnia: scegliete la pianta da abbinare alla vostra persona cara et voilà, il regalo è servito! Per vederne i frutti (o i fiori) servirà un po’ di pazienza… ;)
    Prezzo: 7.95 €ecocube-piante-in-cubi-di-legno-troppotogo
  11. … sì, lo so, avevo detto 10 consigli.
    Ma se nonostante questa compilation avete ancora le idee confuse, mi permetto di darvene uno in più: ricordate che UN BUON LIBRO è sempre un ottimo regalo!
    Buon Natale e Buon Anno a tutti! ☃natale_libri

Neon Genesis Superquark: quando Piero e Alberto Angela incontrano Evangelion

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Sarebbe bello se l’Italia fosse una monarchia governata da Piero Angela e fondata sulla divulgazione scientifica. Forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di indire un referendum per cambiare la Costituzione in questa maniera. Chi mai si opporrebbe? ♡
Scherzi e utopie a parte, gli Angela sono veramente un patrimonio nazionale.
Grazie ai loro programmi tv, gli eventi che curano e i saggi che diffondono (l’ultima fatica letteraria di Alberto Angela edita da Rizzoli – Gli occhi della Gioconda: Il genio di Leonardo raccontato da Monna Lisa – è un ottimo titolo da mettere nella propria liberia) sono tra i personaggi televisivi italiani più amati di sempre.

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Internet è pieno di omaggi a Piero e Alberto: meme, pagine Facebook dedicate, fan club, parodie affettuose, poster motivazionali…

piero_alberto_angelaE anche gadget alquanto indispensabili per chiunque faccia parte del fandom.

Ma la rete ci ha regalato di più. Molto di più.
Lo scorso 30 novembre sul canale YouTube Decapiccione è stato pubblicato un video: Neon Genesis Superquark – A Cruel Angela’s Thesis.
In sintesi: la sigla di uno degli anime giapponesi più famosi degli anni ’90 nonché uno dei più acclamati di tutti i tempi – Neon Genesis Evangelion – viene prestata alla causa della divulgazione portata avanti da Piero e Alberto Angela sullo sfondo di una Firenze misteriosa e a tratti salvifica.
Il titolo inglese della canzone originale – A Cruel Angel’s Thesis – aggiunge una “a” per l’occasione, ed è solo l’inizio.

L’accostamento Evangelion/Superquark è perfetto, sublime, irriverente, comico, azzeccato: per chi come me è cresciuto a pane, Angeli e Angela, e con MTV Anime Night come appuntamento fisso del martedì sera, non potrà che apprezzare.
I più appassionati sapranno riconoscere le geniali, piccole chicche e citazioni disseminate nei frame della sigla. Elencarvele vi rovinerebbe metà del divertimento! :D
Per chi volesse fare un confronto, QUI c’è la sigla originale.

Da nerd e Angelers non ho dubbi: questa è una delle cose più belle di tutto il 2016.

Quando la moda promuove l’arte: ecco le borse ispirate alla Reggia di Caserta

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Ci sono progetti che nascono grandi, con un’anima nobile e una missione altrettanto encomiabile. Uno di questi è Reggia Collection.
Si tratta di una collezione di borse e accessori realizzata da VODIVÌ – pregiata casa di moda votata al Made in Italy con sede in Umbria – in collaborazione con la Reggia di Caserta, nata proprio per dare visibilità a questa inestimabile risorsa culturale italiana.
La famosa facciata della Reggia è stata impressa con uno stampo a rilievo sul lato esterno di ogni accessorio e arricchita di uno sbaffo d’oro: oro che ritroviamo nella stanza del trono e negli ambienti preziosi di quest’opera unica al mondo che qualche mese fa ho avuto il piacere di visitare.

Per promuovere una conoscenza della Reggia diversa dall’usuale, a ogni accessorio dal nome evocativo è stato abbinato un pacchetto che comprende un itinerario turistico a questa dedicato, un’intervista con il direttore Mauro Felicori per far conoscere storie e aneddoti unici e affascinanti, e una photo-gallery per mostrare il Palazzo Reale da una diversa prospettiva.
Un omaggio a tutto tondo, insomma, che tiene conto di bellezza, arte, storia, cultura, moda, lusso, riscoperta del territorio e turismo sostenibile.

AMALIA: una “regale” mini bag, in onore alla regina Maria Amalia, moglie di Re Carlo di Borbone.

AMALIA: una pochette regale, elegante e non convenzionale creata in onore della regina Maria Amalia, moglie di Re Carlo di Borbone.

LUIGI: porta ipad che porta il nome di Luigi Vanvitelli, genio rivoluzionario dall'animo concreto ed instancabile e padre dell’Architettura Neoclassica; colui che progettò la nuova città di Caserta, di cui la Reggia ne era il fulcro.

LUIGI: porta iPad che ha il nome di Luigi Vanvitelli, genio rivoluzionario dall’animo concreto ed instancabile, padre dell’Architettura Neoclassica; fu colui che progettò la nuova città di Caserta, di cui la Reggia ne era il fulcro.

ASTREA: borsa/porta iPad ispirata alla sala omonima. Prende il nome dal dipinto della volta

ASTREA: borsa/porta iPad ispirata alla sala omonima. Prende il nome dal dipinto della volta “Il trionfo di Astrea” che, secondo la mitologia, era la dea presente sulla terra nell’età aurea dell’umanità. Tale sala fungeva da anticamera per i gentiluomini di carriera, ambasciatori, segretari di stato e di altre persone privilegiate.

Allo scopo di promuovere Reggia Collection in tutto il mondo e avvicinare l’arte alle persone, VODIVÌ ha lanciato una campagna internazionale di crowdfunding che terminerà domenica 4 dicembre 2016: si può contribuire al progetto QUI acquistando gli accessori che compongono la collezione, oppure versando una piccola somma simbolica.

Grazie a questa iniziativa sarà possibile aumentare la visibilità della Reggia di Caserta, ma anche realizzare qualcosa di concreto. Infatti una parte dei fondi raccolti sarà destinata al restauro delle sedie del foyer, per preservare la bellezza di un luogo unico: il teatro di corte.
Reggia Collection è tutto questo: un’ottima occasione per sostenere la tradizione artigianale di qualità Made in Italy e, allo stesso tempo, essere i mecenati di uno dei Patrimoni UNESCO più prestigiosi d’Italia.

 

Il riflesso di Carola

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Se le inquietanti madri nascoste dell’era Vittoriana e le tombe loquaci della stessa epoca non sono sufficienti per farvi nascere un brivido, se nemmeno le storie di un’oscura Biancaneve e della vita effimera di una ragazza maledetta sono abbastanza, forse conoscere il destino di Carola potrebbe essere la lettura adatta allo scopo.
Sicuri che alla fine riuscirete ancora a guardarvi allo specchio?

✥ Felice Halloween! ✥


Antefatto

Ogni bambino al momento della nascita, esattamente come ogni creatura od oggetto della terra, riceve due cose che lo accompagneranno per tutta la vita: l’ombra e il riflesso.
Diversamente da quelle degli animali, delle piante o delle cose, le ombre e i riflessi degli esseri umani assorbono  sin dal principio un poco del male del mondo.
Appena un neonato viene alla luce, le sue emanazioni intangibili cominciano a guastarsi: le ombre, che di giorno lo seguono assiduamente, di notte diventano un tutt’uno con l’oscurità. Si fondono insieme e, mentre la persona dorme, l’avvolgono come una coperta tetra e impenetrabile, creando incubi spaventosi. La natura delle ombre è pigra: sono schiave accidiose che, dopo i primi sogni angosciosi, aggrediscono il proprio padrone solo di rado.
Il vero pericolo, inaspettatamente, si nasconde negli specchi.
A differenza delle ombre, servili e un po’ ribelli, i riflessi sono ineluttabilmente gelosi.
Osservano il mondo dall’altra parte, invidiando la libertà dei loro signori e, quando nessuno li vede, tramano avidamente di prendere il loro posto. Osservano in segreto la persona alla quale appartengono, cercando il momento opportuno per sostituirsi a essa. Lo scambio non è mai consenziente.
Non vi è mai capitato di conoscere qualcuno che, da un giorno all’altro, ha mutato repentinamente atteggiamento? O che si è macchiato di qualcosa di cui non lo avreste mai sospettato? A volte, più spesso di quando si creda, queste persone non sono davvero chi crediamo che siano, ma i loro riflessi evasi.
Nel caso della signorina Carola Arnolfini, il suo riflesso attese dieci anni, fino a un tardo pomeriggio di luglio del 1953.


Primo atto

Carola era riservata e introversa, viziata come tutte le bambine sole e benestanti. Era l’unica figlia di una coppia borghese di Firenze che non aveva mai tempo per lei, e adorava solo tre cose: farsi pettinare i lunghi boccoli biondi dalla tata, andare in bicicletta nella tenuta di famiglia di Villa Esperide e passare le giornate nella stanza dei giochi.
Quella camera era piena di puledri di peluche, bambole, carillon, set da ricamo, casette in miniatura e un grande specchio che dava sul patio, posto di fianco a una spalliera di legno che utilizzava per gli esercizi di danza classica.
Carola aveva tutto quello che poteva desiderare e, nonostante l’affetto distaccato dei genitori, era una bambina felice. Il suo riflesso la odiava per questo.
Poteva giocare solo fino a quando lei non si stancava; assaporava il gelato ai lamponi quando la bambina lo mangiava davanti allo specchio; indossava controvoglia i pomposi abitini che piacevano tanto a quella piccola vanitosa e la seguiva di specchio in specchio senza poter mai accennare a un rifiuto. Ma, sebbene riproducesse tutti i movimenti di Carola, il riflesso non aveva mai sentito il suono della sua voce.
Da dietro lo specchio, attento a non farsi notare, vedeva la bambina correre in cortile, sapendo che mai avrebbe potuto imitarla. Quando però lei si faceva male e si specchiava in lacrime, con le ginocchia sbucciate, la sua immagine era costretta a piangere e a sanguinare con lei. Il suo risentimento cresceva giorno dopo giorno.
Quando giungeva il momento di coricarsi, il riflesso di Carola osservava la sua padroncina addormentata dallo specchietto sul comodino.
Gli ci vollero  nove anni per perfezionare il suo piano. Aveva a disposizione un solo tentativo per prendere il posto della bimba e sapeva che, se avesse fallito, non sarebbe più potuto fuggire dalla sua prigione.


Secondo atto

Quella fatidica domenica di luglio Carola era vestita a festa per il suo decimo compleanno. Aveva un delizioso vestitino bianco a fiori gialli e ballerine di raso in tinta. I camerieri erano indaffarati a preparare il rinfresco che si sarebbe tenuto da lì a breve in giardino e il riflesso di Carola approfittò della momentanea assenza della padroncina dalla stanza dei giochi.
Sopra un tavolino bordato da un centrino color crema, stava un piccolo vassoio d’argento. Al centro, su un piattino di porcellana, c’era la merenda che la premurosa tata aveva preparato per la bambina: una mela gialla tagliata a spicchi, lucida e sugosa, spruzzata di succo di limone, perché non annerisse, e poggiata su un letto di zucchero a velo.
Esattamente come nella realtà, anche nel mondo distorto del riflesso esisteva lo stesso vassoio, ma il frutto tagliato posto a raggiera non era succulento come quello vero. Era finto, insapore e fatale per qualsiasi creatura al di qua dello specchio. All’interno della polpa, infatti, era stipata l’essenza velenosa di quel non luogo: se un essere reale avesse ingerito cibo riflesso, avrebbe inevitabilmente corrotto il suo corpo solido e creato un ponte tra i due mondi.
L’immagine di Carola controllò di essere completamente sola, poi sporgendosi oltre lo specchio con estrema circospezione, afferrò il piattino e lo sostituì con quello del suo mondo. Li collocò entrambi nella stessa posizione, con precisione millimetrica, quindi sparì, in attesa che la bimba tornasse.
Non ci volle molto perché la festeggiata, incuriosita dai pacchetti stipati nella camera, rientrasse dal giardino per aprirli, in barba alle richieste dei genitori.
Si sistemò a gambe incrociate davanti alla grande specchiera, facendo scricchiolare le scarpe nuove sul parquet. La sua immagine, ovviamente, fece lo stesso. La bambina afferrò svogliatamente  uno dei regali con una mano, mentre con l’altra prendeva una fetta di mela. Se la portò alla bocca, ne staccò un pezzo con un morso e lo masticò per alcuni istanti, riponendo l’altra metà dello spicchio sul vassoio.
«Non sa di niente» borbottò tra sé, deglutendo.
Era fatta.
Il bigliettino d’auguri: “A Carola, la mia principessa, con immenso affetto. Zia Giulia”, era adagiato sul cofanetto di velluto blu che stringeva.
Arrivava direttamente da Venezia. Conteneva un raffinato diadema di alta bigiotteria impreziosito da gocce di vetro di Murano, che la bambina si sistemò entusiasta tra i capelli d’oro.
La piccola corona catturava la luce estiva e sul muro della stanza si scatenò un arcobaleno di colori. Carola, però, voleva vederne ogni dettaglio.
Si avvicinò alla specchiera fin quasi a sfiorare la superficie col nasino. Improvvisamente due braccia infantili uscirono dallo specchio, attraversandolo come un muro gelatinoso e inconsistente.
Così come si era ripromesso nelle interminabili notti di veglia, il riflesso ghermì i piccoli polsi della bambina, senza darle la possibilità di divincolarsi. Prima che la sua vittima potesse gridare, quelle braccia pallide e forti la trascinarono nel mondo dal quale si erano sporte.
A nulla valsero gli sforzi di Carola. Il vano tentativo di opporre resistenza puntando i piedini contro la cornice dello specchio, non fece altro che offrire al mostro dall’altra parte un valido appoggio sul quale arrampicarsi e fuggire.
Il riflesso oltrepassò il varco che il corpo della bambina aveva aperto esattamente un istante prima che si richiudesse, badando che Carola non lo seguisse.
Finalmente era libero.
La prima cosa che fece fu specchiarsi: aveva il vestitino bianco a fiori gialli,  le ballerine di raso in tinta e tra i capelli portava il diadema, esattamente come la bambina dall’altra parte. Carola a iniziò a battere disperatamente le mani dietro lo specchio, gridando senza riuscire a emettere alcun suono. Per tutta risposta il suo riflesso, che ora era una bimba vera, le sorrise in modo sinistro, accarezzando la  bambola di porcellana preferita della piccola umana.
Era identica a Carola, in tutto e per tutto. Stessa età, stessa statura, fisionomicamente perfetta. Tuttavia il riflesso che ora si spacciava per lei non aveva un’anima, nemmeno un brandello.
Bastava osservarlo abbastanza a lungo negli occhi vuoti per rendersene conto. Ma chi mai ci avrebbe fatto caso?
«Tesoro, i tuoi amici sono arrivati. È ora di tagliare la torta» annunciò la tata entrando nella stanza.
«Arrivo!» rispose il simulacro, facendo un’innocente riverenza.
Come ogni riflesso, ora Carola doveva sottostare alle regole del mondo speculare. Fece un bell’inchino, allargando i lembi della sua gonna a ruota.
«Quella mela non mi piace, non voglio più mangiarla» continuò. «Buttala via».
«D’accordo» affermò la governante in tono arrendevole, mettendosi il vassoio sull’avambraccio.
Carola vide il riflesso malvagio prendere per mano la tata, non destò alcun sospetto. Eppure quella donna l’aveva cresciuta, cullata nei giorni tristi, vestita, pettinata, ascoltata, curata, amata da quando ne aveva memoria. Come poteva non accorgersi che stava tenendo per mano un demone e non la sua piccola Carola?
Tutto andava secondo i piani della creatura. La falsa signorina Arnolfini uscì dalla stanza saltellando e si chiuse dietro la porta, senza degnare di uno sguardo la propria vittima.
Carola rimase  a contemplare dietro quel vetro ormai inattraversabile, tutti i suoi giochi e la spalliera dove si allenava costantemente per il saggio di danza.
Non aveva ancora idea di tutte le privazioni che l’attendevano nei mesi e negli anni a venire. Non sapeva che non avrebbe più potuto contare su nessun aiuto o conforto, perché i riflessi non comunicano tra loro, e  anche se due persone si abbracciano davanti al medesimo specchio, i loro riflessi interagiscono solo meccanicamente, senza alcuna emozione a muoverli. Non ci sono  sentimenti, dietro quelle fredde lastre. Non c’è amicizia, né amore, non si parla, non si danza. Si imita e basta, e si è soli per sempre.
Presto la buona Carola, prigioniera dello specchio, si sarebbe guastata. Sarebbe diventata il degno riflesso del suo riflesso, gelosa e astiosa. Avrebbe tramato contro di lui, così come l’impostora che adesso tagliava la torta e vestiva le sue gonne di taffetà aveva fatto per dieci lunghi anni.
Ma il riflesso di Carola sapeva, e non avrebbe mai fatto l’errore della bambina.
Per nulla al mondo, finché avrebbe avuto vita, si sarebbe mai avvicinato a uno specchio tanto da poterlo toccare.

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The Library of a Lifetime Prize Draw: ovvero come vincere un libro al mese per tutta la vita

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Quando si compiono gli anni, tradizione vuole che al festeggiato vengano riservati regali e pensierini. Ma se non fosse sempre così? Se capitasse che nel giorno del compleanno di un altro quelli ricoperti di doni, inaspettatamente, fossimo tutti noi?

L’idea della libreria Heywood Hill – ubicata al 10 di Curzon Street, Mayfair, Londra – per celebrare gli 80 anni di attività è una dichiarazione d’amore alla lettura: la libreria ha deciso di indire un concorso dedicato ai lettori in cui è possibile vincere, tramite estrazione, un libro al mese per tutta la vita.
Praticamente uno dei migliori primi premi mai messi in palio.

Il fortunato vincitore non dovrà mai più comprare un libro. Gli verrà spedito un libro pubblicato da poco in formato copertina rigida, scelto appositamente dai librai secondo il gusto del lettore e consegnato in tutto il mondo, una volta al mese per tutta la vita.

Il concorso è aperto ai maggiori di 18 anni di tutto il mondo: basta compilare questo modulo on line sul sito della libreria entro e non oltre la mezzanotte di lunedì 31 ottobre 2016.
Nel format si chiede di specificare nome, cognome, indirizzo email e di segnalare il libro (oltre al suo autore) che ha significato di più nella propria vita tra quelli pubblicati in lingua inglese dal 1936, anno d’inaugurazione della Heywood Hill.
I vincitori verranno estratti a sorte nella prima metà del mese di novembre 2016 e saranno informati via e-mail entro tre giorni lavorativi. Questi dovranno prendere contatto con la libreria entro 14 giorni dall’estrazione, pena l’annullamento del premio e l’avvio di un nuovo sorteggio.

Ma sul podio ci sono anche un secondo e un terzo premio: si tratta rispettivamente di un abbonamento  A Year in Books – Hardback 12 del valore di 350 sterline (ovvero un libro con copertina rigida ogni mese per un anno scelto dai librai in base al gusto del lettore) e di un abbonamento A Year in Books – Hardback 6 del valore di 175 sterline (un libro con copertina rigida ogni due mesi per un anno scelto dai librai in base al gusto del lettore).

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Nel caso foste state rapiti da questi pacchetti e non risultaste tra i vincitori, non disperate: tutti gli 11 diversi tipi di abbonamenti possono essere sottoscritti e addirittura regalati.
Ogni libro arriverà a destinazione avvolto nell’iconica carta della libreria insieme a un segnalibro “Cressida Bell for Heywood Hill” diverso ogni mese.

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Partecipare a The Library of a Lifetime Prize Draw è l’occasione perfetta per prendere parte a qualcosa di mondiale e davvero unico.
L’iniziativa della Heywood Hill non è soltanto un regalo meraviglioso ma una vera e propria terapia: se una mela al giorno toglie il medico di torno, un libro al mese per tutta la vita non può che farci diventare immortali. O quasi. :)

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro. – Umberto Eco

Box multilingua: 5 passaggi per tradurre istantaneamente i post del vostro blog

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Far sì che il proprio blog sia fruibile da una grande platea di lettori è il desiderio di ogni blogger; meglio, poi, se collegati da altre nazioni. Tradurre ogni post in più lingue, però, potrebbe portare via molto tempo oltre che rivelarsi un lavoro complicato.
Esistono piattaforme gratuite, come Google Translate, che ci vengono in aiuto: la traduzione non sarà mai precisa come quella di un professionista ma potrà rendere il vostro blog meno “criptico” per gli utenti di altre lingue.

Dal momento che molti dei miei lettori me lo hanno chiesto, in questo tutorial vi spiegherò in 5 passaggi come ho inserito il box multilingua nei miei articoli.
Spero possa essere d’aiuto anche a voi. :)

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1- Andate nel pannello di controllo del vostro blog WordPress.com e aprite la pagina di un nuovo articolo (Aggiungi nuovo).
A destra dell’immagine potete vedere che il foglio elettronico si divide in Visuale e Testo (o HTML se usate la pubblicazione migliorata).

worpress_boxmultilingua2- Selezionate Testo (o HTML) e copia/incollate il codice che trovate di seguito:

<pre>TITOLO DEL BOX
<a href=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INSERIRE LINK ARTICOLO-E6%2F&amp;sl=it&amp;tl=fr&amp;history_state0=”>Français</a> | <a href=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INSERIRE LINK ARTICOLO-E6%2F&amp;sl=it&amp;tl=en&amp;history_state0=”>English</a> | <a href=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INSERIRE LINK ARTICOLO-E6%2F&amp;sl=it&amp;tl=es&amp;history_state0=”>Español</a> | <a href=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INSERIRE LINK ARTICOLO-E6%2F&amp;sl=it&amp;tl=de&amp;history_state0=”>Deutsch</a></pre>

Così facendo il lettore verrà reindirizzato alla pagina Google Translate corrispondente alla lingua cliccata.
Attenzione: ho trovato questo codice spulciando tra le varie discussioni nel forum di supporto di WordPress.com
Le lingue presenti sono inglese, francese, spagnolo e tedesco. Purtroppo le mie competenze informatiche da paleolitico non mi permettono di ampliarlo con altre.

Ho deciso di posizionare le traduzioni in testa ad ogni articolo; tuttavia possono essere messe anche in coda, in base al vostro gusto.
Inoltre, per dare l’idea visiva di un box, ho optato per lo stile Preformattato. Se non lo gradite vi basterà cancellare le parti <pre> e </pre> presenti all’inizio e alla fine del codice.
Attenzione: le parti in maiuscolo nominate TITOLO DEL BOX e INSERIRE LINK ARTICOLO vanno personalizzate!

Dopo aver scelto un titolo (per renderlo più personale potete utilizzare anche i simboli ASCII-Unicode che trovate qui) e aver inserito per tutte e quattro le lingue i link al vostro articolo (a tal proposito usate il pulsante Ottieni uno shortlink in fase di scrittura), il risultato dovrebbe essere quello che vedete nell’immagine.worpress_boxmultilingua_23- Scrivete il vostro articolo e, una volta finito, controllate l’anteprima.
Il box che vi ritroverete nell’articolo sarà simile a questo e, soprattutto, dovrà funzionare! Provate a cliccare sui collegamenti che avete creato prima di pubblicarlo in modo definitivo.

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4- Il box può essere inserito anche in articoli già pubblicati.
Aprite un vecchio post come se lo voleste modificare e seguite la procedura sopraindicata. Ricordatevi che la parte del codice INSERIRE LINK ARTICOLO va cambiata ad ogni articolo: dovete riportare di volta in volta il link corrispondente al post che intendete tradurre.
Poi, semplicemente, cliccate di nuovo su Pubblica: il vecchio post sarà aggiornato con il box multilingua.

5- E per tradurre tutto il blog (o almeno buona parte)?
Il codice, con alcune modifiche, può essere utilizzato anche come Widget (in alto a sinistra del vostro blog: Il mio sito ➺ Amministratore WP ➺ Aspetto ➺ Widget ➺ Tra Widget disponibili scegliete Testo e posizionatelo dove preferite).
Copia/incollate il codice che troverete di seguito e, questa volta, inserite per quattro volte (sempre una per lingua) l’indirizzo diretto al vostro blog:

<A HREF=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INDIRIZZO BLOG%2F&amp;sl=it&amp;tl=fr&amp;history_state0=”>Français</A>
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<A HREF=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INDIRIZZO BLOG%2F&amp;sl=it&amp;tl=en&amp;history_state0=”>English</A>
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<A HREF=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INDIRIZZO BLOG%2F&amp;sl=it&amp;tl=es&amp;history_state0=”>Español</A>
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<A HREF=”http://translate.google.it/translate?js=n&amp;prev=_t&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;u=INDIRIZZO BLOG%2F&amp;sl=it&amp;tl=de&amp;history_state0=”>Deutsch</A>

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Et voilà!
Il vostro blog, ora, dovrebbe essere sufficientemente multilingue. Il lavoro di un traduttore in carne e ossa rimane incomparabile, così come gli articoli “doppi” scritti in italiano e (almeno) in inglese.
Ma se non avete tempo e/o risorse, mi auguro che la soluzione che vi ho proposto possa accontentarvi. Questo escamotage, inoltre, vi permette di decidere quali articoli “far espatriare” e quali no: non essendo un’applicazione automatica ma una procedura da rinnovare volta per volta, avete sempre l’ultima parola.

Spero di essere stata esaustiva! Fatemi sapere se questo metodo funziona anche per voi e se lo avete trovato utile: il modulo dei commenti è a vostra disposizione. :)
E ricordate: “La traduzione è, nel migliore dei casi, una eco”. [George Borrow, Lavengro, 1851]

La strada addosso

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* Articolo segnalato su La Stampa nella rassegna #adotta1blogger *

Per chi ama viaggiare, avere con sé un ricordo dei luoghi visitati è quasi vitale. Portarselo addosso, poi, è come non essere mai tornati. E non sto parlando dei classici articoli per turisti.
Forse nasce con questo presupposto il progetto creativo Street Serigraphy del collettivo tedesco Raubdruckerin: i tombini, le griglie e i segnali di cemento delle più iconiche capitali europee diventano timbri per borse, felpe e magliette “upcycling”. Un’idea davvero essenziale e accattivante, apparentemente banale, che non può non affascinare le anime più cosmopolite.
La stampa è espressa: una volta scandagliato l’ambiente e scelto il motivo da imprimere, ci si passa sopra un rullo imbevuto di vernice a base d’acqua senza solventi, plastificanti o metalli pesanti. Niente di più. Il collettivo è anche attento all’ecosostenibilità del suo progetto.

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Al momento le capitali “catturate” sono cinque: Berlino (città natale del progetto con i disegni base delle aree Kreuzberg, Mitte, Neukölln e Friedrichshain), Parigi, Amsterdam, Atene e Lisbona.
Raubdruckerin reinventa la street art: la città si vive partendo dagli spazi urbani più improbabili e trascurati, ognuno dei quali racconta un pezzo di storia del luogo a cui appartiene. Si da loro un’importanza diversa, si condivide con loro un senso di appartenenza. Ciò che di solito viene calpestato diventa design.
La strada ritorna ad essere punto di partenza.

 

 

Quel che noi abbiamo di meraviglioso

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Quel che noi abbiamo di meraviglioso, a volte, ce lo scordiamo.
È dietro l’angolo, comodo, spesso troppo snobbato. Cerchiamo altrove quel che può farci felici qui, e più lontano del necessario ciò che può riempirci gli occhi di stupore e condizionarci negli anni a venire.
Io quest’estate ho fatto il pieno di meraviglia. Ve lo racconto. :)

Quel che noi abbiamo di meraviglioso si trova agli Scavi Archeologici di Ercolano.

"È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato". (A. Roy)

“È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato”. (A. Roy)

Ercolano è una bolla immobile di passato congelata nella roccia vulcanica. È una fossa ferma a duemila anni fa contornata, più su, dal presente: case, strade, persone, vite frenetiche, funzioni religiose e civili che si susseguono tra gli impegni di tutti i giorni. Come sopra, così sotto. Sotto, però, si respira polvere e storia.
Ercolano_1Ercolano è intima, silenziosa. Una pace quasi irreale si muove tra le mura rimaste. Mentre si passeggia, ci si ascolta e non si può fare a meno di pensare. Si pensa tanto, laggiù tra le colonne.
Passo dopo passo ci si accorge, tra le macerie, dei giardini pieni di alberi da frutto e dell’arte ancora aggrappata alle pareti.Ercolano_3

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La morte è confinata là dove una volta sorgeva la spiaggia. Gli scheletri che lì riposano appartengono molto probabilmente agli ultimi: servi e schiavi che non hanno avuto la possibilità di seguire i loro padroni in fuga sulle navi. Furono circa trecento le vite cancellate 1937 anni fa nella sola Ercolano: nella notte del 24 agosto del 79 d.C., almeno secondo una lettera di Plinio il Giovane a Tacito, il soffio rovente del Vesuvio macinò in una manciata di minuti i chilometri che lo separavano dalla cittadina, cancellandola.

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Quel che noi abbiamo di meraviglioso si trova agli Scavi Archeologici di Pompei, la “sorella maggiore” di Ercolano.

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“Io sono madre della natura, la signora di tutti gli elementi, la regina dei morti, la prima dei celesti. Gli Egizi mi chiamano con il mio vero nome, Iside Regina”. da Lucio Apuleio, Le metamorfosi (libro XI, V) – Tempio di Iside (Pompei)

Più estesa, più imponente, più tragica. Sole a picco, caldo torrido, un deserto di rovine che non finisce mai, molto del quale giace ancora sotto la superficie. È un dedalo di terra, pietre e cenere diventata roccia. Si passeggia sulle strade dove centinaia di persone – duemila anni fa – hanno passeggiato in pace; le stesse dove poi sono scappate in preda al terrore. Non mancano i brividi quando la mente se ne rende conto.
L’archeologia ricostruttiva messa in atto a Pompei ha permesso al passato di tornare vivo: analizzando i resti delle radici impiantate all’interno della cinta muraria, la tipologia di vigneto scoperta è stata ricollocata lì dove una volta si trovavano gli antichi paletti. Oggi le vigne vengono coltivate secondo il metodo usato dalla popolazione vesuviana, senza pesticidi né l’ausilio di macchinari moderni.
Dall’uva si produce il rosso Villa dei Misteri, un’eccellenza e un patrimonio unico. 1500 bottiglie l’anno, l’annata 2007 è quella attualmente in commercio. Forse una delle cose più affascinanti in cui sia mai incappata.

Villa dei Misteri - Pompei

Villa dei Misteri – Pompei

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Si sente ancora strisciare l’ombra della morte, a Pompei: succede quando l’occhio incappa sui corpi pietrificati dei bambini, degli adulti protesi a proteggerli, dei cani, nella pagnotta di pane carbonizzata conservata dentro una teca insieme ad altri alimenti. È impossibile non immedesimarsi.

Avevamo appena fatto in tempo a sederci quando si fece notte, non però come quando non c’è luna o il cielo è ricoperto da nubi, ma come a luce spenta in un ambiente chiuso… molti innalzavano le mani agli Dei, nella maggioranza si formava però l’idea che ormai gli Dei non esistessero più e che quella notte sarebbe stata eterna e l’ultima al mondo. – dalla seconda lettera di Plinio il Giovane a Tacito.

Abitazioni anguste, pitture immense, templi, taverne, bordelli, teatri… Quando si entra nelle case per vedere cosa il vulcano ha risparmiato, viene quasi da chiedere permesso.
16 chilometri percorsi a piedi in quasi sette ore di visita, ma sarei rimasta lì il doppio. Troppi tesori in ogni angolo, troppo poco tempo. È stato uno degli arrivederci più sofferti.

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Quel che noi abbiamo di meraviglioso si trova alla Reggia di Caserta sulle tracce, come sempre, di Maria Antonietta di Francia. Stanze sfarzose, giardini, fontane e ruscelletti strizzano l’occhio alla Versailles che adoro.

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Orologio nella Stanza da lavoro della Regina. Un dono di Maria Antonietta di Francia alla sorella Maria Carolina regina di Napoli. C’è un po’ di Parigi anche qui ♡

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Quel che noi abbiamo di meraviglioso si trova a Gubbio.
La più bella città medievale, recita il cartello che da il benvenuto. Ed è vero. Abbarbicata, con le romantiche viuzze di sasso, il profumo di cibo che sale mentre il sole scende e gli odori umbri che si mescolano nel vento, la magia eterna di un castello arroccato. La pausa perfetta dal tour de force campano prima imboccare la via del ritorno.
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Una chicca: quel che noi abbiamo di meraviglioso si trova a Recanati, città candidata a Capitale Italiana della Cultura 2018.
Passeggiare tra le vie di questo paesino al tramonto o la sera, quando la luna è alta, è qualcosa di estremamente suggestivo. Ovunque si respira e si legge poesia, dai muri delle case alle insegne nelle piazze, sulle vetrine dei negozi, sulle porte delle scuole, nei giardini, sulle luminarie che addobbano i viali per le feste estive.
Si scorge davvero l’infinito sulla terrazza del Monte Tabor. Il mio consiglio è quello di visitare Recanati dopo aver visto il film Il giovane favoloso che ripercorre la vita di Leopardi: alla fine dei titoli di coda, ve lo assicuro, sarà semplicemente Giacomo.

13901493_10210296050308358_2565832085532188982_nNegli ultimi anni della sua vita, Leopardi si trasferì a Napoli e poi in una villa a Torre del Greco per sfuggire a un’epidemia di colera. Lì compose la sua penultima lirica, La ginestra, ispirata da un’eruzione del Vesuvio a cui il poeta assistette e in cui inserì una riflessione sulla desolazione dell’antica Pompei. E così, per me, è quasi come chiudere il cerchio di questo viaggio favoloso.

Torna al celeste raggio
Dopo l’antica obblivion l’estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà rende all’aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Ch’alla sparsa ruina ancor minaccia.
E nell’orror della secreta notte
Per li vacui teatri, per li templi
Deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistrello asconde,
Come sinistra face
Che per voti palagi atra s’aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l’ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.

Quel che noi abbiamo davvero di meraviglioso è la possibilità di viaggiare, fare esperienze, costruire ricordi e soprattutto condividere questi momenti insieme alla persona giusta. Non c’è ricchezza più grande, né soddisfazione maggiore.
Trovate la vostra persona, trovate i vostri luoghi. Forse non esiste augurio più bello. :)

10 motivi per cui l’estate non fa per me

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Ognuno ha i suoi limiti. Uno dei miei è l’estate.
Sfatiamo i miti: non siamo tutti uguali e – meno male – non ci piacciono le stesse cose. I luoghi comuni sono tanti, e quello sull’inestimabile bellezza della stagione estiva è forse il più gettonato (insieme alla convinzione che ogni essere umano ami il caffè, ovviamente).
Ma andiamo per ordine:

1- IL CALDO
A me piace il caldo, ma quello del caminetto. Adoro il tepore del tè nella teiera, della cioccolata in tazza, della copertina di pile tirata sui piedi.
L’afa asfissiante di luglio e agosto 24/7 da stemperare inutilmente con il ventilatore è una piaga biblica. E con il climatizzatore è anche peggio: rischi un’influenza che neanche la Spagnola del 1918. Sai poi che risate quando parte l’effetto sauna della Tachipirina?
Insomma, due mesi fuori e dentro dalla doccia, invano. Nell’Antico Egitto l’igiene personale era un’esigenza che per i più abbienti si traduceva in quattro bagni di pulizia quotidiana. Anche io in questi giorni mi sento un po’ una faraona. Sì, al forno.

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2- IL PRURITO
Le zanzare, signori. Potrebbe bastare questo punto. Ahi.

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3- L’ABBRONZATURA FORZATA
Ma come sei pallida! Perché non prendi un po’ di sole?
La risposta è quella degli altri anni, uguale uguale: no, non starò a rosolarmi come la faraona del Punto 1. Rimarrò al sole quel tanto che basta per sintetizzare la vitamina D. Ogni minuto in più sarebbe visto come una dichiarazione di guerra.

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4- L’IMPOSSIBILITA’ A MANTENERE UN MINIMO DI DECORO
Il trucco che si scioglie, la maglietta che si pezza di sudore, i capelli che inevitabilmente asciugano all’aria e pace all’anima della piega, la ceretta da ritoccare al millimetro, il fastidio del reggiseno, le bollicine di calore che prudono in mezzo alle dita, la pelle appiccicaticcia e l’elastico dei pantaloni che fa irritazione alla pancia. Le ultime cinque rientrano pure nel Punto 2. Combo.

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5- I PIEDI IN VISTA
Io vivrei tutta la vita con addosso francesine, ballerine, All Star e pantofole. Non mi piacciono i piedi nudi esposti fuori dalle mura domestiche, né i miei né quelli degli altri. Avete presente un feticista dei piedi alla Quentin Tarantino? Ecco, io sono il netto opposto. Purtroppo a volte non c’è scelta. L’estate per me è un inevitabile, empio tripudio di sandaletti e ciabattine, tipo Sodoma e Gomorra.

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6- L’OZIO AL MARE
Non chiedetemi questo. L’ozio fa bene, ma non in vacanza. Almeno, non per me. Quando parto voglio scoprire posti nuovi, visitare luoghi interessanti, magari imparare qualcosa. No, non mi interessano i segreti del Cucchiaio d’Argento dalla vicina di sdraio.
Io vado nelle città, esattamente da dove scappa la gente. Pensare di passare le vacanze spaparanzata sotto l’ombrellone a non far niente, uno appiccicato all’altro, mi fa venire l’orticaria. E via di nuovo al Punto 2.

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7- CINEMA NON PERVENUTO
L’estate è come un’eterna domenica senza niente in tv. Per me, che al cinema ci vivo, luglio e agosto equivalgono a un fallout nucleare: niente di niente nel raggio di chilometri. Pellicole riciclate, titoli improponibili, qualità da saldi di fine stagione. Salvo rare – e benedette – eccezioni. Tocca accontentarsi.

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8- VIETATO VESTIRSI DI NERO
L’estate è la stagione dei colori chiari e delle tinte sgargianti. Lo stile “dark” non è contemplato, salvo manie suicide. Per chi ha letteralmente un buco nero al posto dell’armadio, la faccenda si complica. Avere il coraggio di essere fedeli a se stessi e vestirsi di scuro durante il giorno merita un encomio. Dopo il tramonto si può usare la scusa: volevo essere elegante.

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9- INSONNIA
Punto 1 + Punto 2, nient’altro da aggiungere (se non questo).

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10- FASTIDI RANDOM (piccoli da soli, enormi tutti insieme)
Macchina rovente già alle 10 del mattino, aria condizionata che inizia a dare i suoi frutti quando stai parcheggiando, l’igiene personale del prossimo ai minimi storici, il sudore dietro al ginocchio, la fiacca, la gente che ti chiede che cosa fai a Ferragosto, la bottiglia d’acqua di fianco al comodino che si trasforma in brodo primordiale, l’irritabilità degli uomini, l’irritabilità alla seconda delle donne obbligate a sopportare il ciclo a 40°, il tormentone di turno al supermercato ogni volta che varchi la soglia, l’insalata di riso che si piazza in frigo a giugno e se ne va a settembre, i servizi dei tg che danno consigli per trogloditi, le cartoline che non vanno più di moda, la sessione estiva degli esami, quella strana sensazione di solitudine e incompiutezza, le brutte notizie che in questa stagione fanno ancora più male, tutte le altre cose che mi sono dimenticata di elencare (e che, se vi va, mi suggerirete nei commenti ✎).

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Che poi l’estate non è tutta tutta negativa. Un paio di cose positive le ha eccome.
Al primo posto, l’anguria. Praticamente il regalo di scuse del Sole per farsi perdonare di tutto il caldo che fa.
Al secondo posto, la più importante: dopo arriva l’autunno. Sono nata a novembre, appartengo alle foglie che cadono, al freddo, alla pioggia. Che vi aspettavate? :)
Buon resto d’estate a tutti ☀

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La mano giù dal materasso

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Ogni tanto ci provo.
È una tentazione che nasce nelle notti più torride, quelle dove il ventilatore puntato addosso muove solo aria calda; quelle dove i dubbi e le incertezze che di giorno se ne stanno rinchiusi, poi ti ballano in testa fino all’alba.
Mi rigiro una, due, tre volte. Trovo una posizione che dopo qualche minuto si rivela la più scomoda mai tentata. Allora lo faccio.
Allungo una mano verso il bordo del letto alla ricerca di un po’ di frescura. La lascio scivolare sul coprimaterasso, temporeggio. Stacco piano piano le dita dalla parete morbida, le lascio penzolare nel vuoto; il pollice è l’ultimo. Poi tocca al palmo, infine al polso. È fatta. La sensazione di disagio è istantanea: entra dai polpastrelli, si arrampica lungo le falangi. Nel buio, la mano giù dal materasso sembra quasi un invito, e in quell’abisso stretto tra letto e comodino non c’è nulla a cui aggrapparsi.

La mano giù dal materasso è un’esca per tutti i mostri che non esistono e una via d’uscita per quelli che stanno dentro di noi.
Ogni volta conto quanti secondi riesco a resistere prima di ritirarla su, prima che l’inquietudine mi divori lo stomaco. È ridicolo e inevitabile.
Con la mano giù dal materasso ho di nuovo sei anni. Sfido le ombre, perdo, e loro – ogni volta – mi lasciano andare. Torno sulla mia nave, mi sistemo lontano dai bordi e finalmente riesco a prendere sonno. Non importa quanta afa ci sia.
È strano come questo e un lenzuolo tirato sui piedi a proteggerti bastino per scacciare gli incubi.

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