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Oggi nel 1847 a Clontarf – un villaggio costiero vicino a Dublino – nasceva Abraham “Bram” Stoker, terzo di sette figli.
Era un bambino malaticcio, costretto a letto per la maggior parte dell’infanzia, e la sua improvvisa guarigione apparve addirittura come miracolosa. Ciò nonostante, il cagionevole stato di salute che lo accompagnò per anni influenzò in maniera notevole la sua attività di scrittore, fino a renderlo uno degli autori di maggior spicco nella letteratura gotica e dell’orrore del diciannovesimo secolo.

Bram_Stoker_1906

Così come ne La Vergine del Sudario, il sonno senza fine e la resurrezione dei morti sono il tema principale della sua opera principe, Dracula, romanzo epistolare pubblicato 50 anni dopo quel giorno di novembre.
All’inizio venne presentato agli editori col titolo The Undead (Il non-morto) e anche l’epiteto del protagonista subì una sostanziale modifica.

Originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Conte Wampyr. Assunse il nome definitivo dopo approfondite ricerche bibliografiche, storiche e folcloristiche che fecero conoscere a Stoker la figura e le imprese di un Voivoda valacco del XV secolo, Vlad Tepes III l’”Impalatore”, detto Drakul.
Tuttavia il manoscritto originale andò perduto poco dopo la pubblicazione. Venne rinvenuto soltanto negli anni Ottanta del Novecento in Pennsylvania e il ritrovamento fu provvidenziale per il rilancio il libro. In epoca vittoriana, infatti, Dracula non ebbe lo stesso successo riscosso ai giorni nostri.

❝ […] Perché la vita in fondo cos’è? Solo l’attesa di qualcosa d’altro, no? E la morte è l’unica cosa che possiamo essere sicuri che viene ❞.

Con buona pace di Le Fanu e Polidori, il nome Dracula viene ancora oggi considerato il sinonimo di vampiro.
Quando Stoker morì, nel 1912, il suo capolavoro era già alla sua nona edizione, mentre la dipartita dell’autore passò quasi inosservata: soltanto cinque giorni prima era affondato il Titanic…

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